Il Martinismo è Ordine Cristiano Iniziatico


Tale è la costituzione attuale dell'ordine Martinista; tale è il suo insegnamento. Essenzialmente spiritualistico, è un centro di diffusione della tradizione occidentale cristiana. Ha, come basi, tutte le scienze sperimentali ma si serve particolarmente di quelle simboliche ed ermetiche per arrivare alla Gnosi. Persegue la reintegrazione dell'uomo nel suo stato primitivo e la spiritualizzazione di tutta la famiglia umana”. Jean Bricaud

                                                              

In realtà questa sezione del presente lavoro si potrebbe riassumere e concludere nel titolo stesso, senza altro fornire di riflessioni che non alcuni scritti dei Maestri Passati, considerato come tutta la matrice del martinismo, nel suo insieme simbolico e rituale, è squisitamente cristiana. Ovviamente possiamo poi impegnare le nostre menti con la fondamentale questione se trattasi di una teosofia cristiana, di un cristianesimo ermetico, oppure gnostico, ma inevitabilmente la verità è una ed è una sola: il Martinismo è un Ordine Cristiano, perché nel cristianesimo affonda le proprie radici formali e sostanziali.

Ciò non è negabile vista la natura dei nostri lavori, la costante centralità del Riparatore e gli strumenti che utilizziamo nel perseguire la via della reintegrazione (meditazione dei 28 giorni che si innesta nel sentiero della mistica cristiana, il lavoro sui salmi, la forma e le disposizioni delle purificazioni, la struttura del sacerdozio e dei riti connessi che hanno come centralità l’EONE CRISTO, ed ancora i nostri elementi teurgici che affondano ragione e sostanza nell’ermetismo cristiano). Purtroppo tale ovvietà pare sfuggire a molti, che sminuendo la radice cristiana del martinismo finiscono per dare vita ad una sorta di indistinto calderone dove accogliere tutto e il contrario di tutto. È sicuramente alla rimozione di siffatta centralità a cui dobbiamo imputare tanti dei guai accorsi al martinismo: l’irruzione di basse istanze teosofiche, la sua massonificazione, il relativismo docetico, e l’inclusione di pratiche a noi estranee. Un insieme di errori che portano alla perdita di efficacia dell’iniziazione martinista.

Nel corso della mia esistenza martinista, ho potuto notare come l’evidenziare a molti fratelli la natura spirituale cristiana del nostro Ordine, ha come effetto sintomatiche chiusure, un crescente astio, o consigli di cambiare argomento onde evitare di turbare animi. Pur rispettando profondamente la tradizione orientale non posso che ritenere estranee al nostro sentiero una serie di inclusioni o strabismi verso tale filone metafisico ed operativo. Quando sfoglio certe riviste che vorrebbero essere bollettini interni di ordini martinisti, o ascolto talune relazioni, anche di Grandi Maestri, che beatamente trattano di argomenti non legati al nostro viatico, mi chiedo se essi abbiano completamente esperito la ricerca nel nostro immenso deposito, se hanno pienamente compreso che la forza e la vitalità dei nostri sacramenti e strumenti affonda nella tradizione cristiana occidentale, oppure se siamo in presenza della caduta inesorabile di una catena o di una struttura verso la semplice e confusa dialettica ?

Sostenere che il martinismo è Ordine Cristiano non deve essere inteso come volontà di dare vita ad una battaglia di retroguardia, oppure ad una sorta di reazione dai caratteri profani. A coloro che affermano che sia necessario trascendere le forme religiose e tradizionali, va pure ribadito che per trascenderle bisogna comprenderle, ed assimilare da esse gli elementi di Verità e Conoscenza tramite un lavoro costante con gli strumenti e l’arte proprie ad esse. Purtroppo molti neppure iniziano il cammino ritenendo di essere già giunti alla meta.

Il simbolo attraverso il rito deve essere introiettato dall’operatore, e i nostri simboli, così come i nostri riti, hanno forma e matrice nella narrazione cristiana, e traggono potere e linfa dalla corrente spirituale cristiana. Altro non vi è da dire, e alle parole dobbiamo sostituire la costante pratica.

 

Uno sguardo ai nostri maestri passati porta a cogliere una semplice verità: Martinès de Pasqually, Louis Claude de Saint-Martin, Gérard Encausse, erano esoteristi cristiani. Il loro lascito, da cui nessuno dei successivi Grandi Maestri si è mai allontanato, è di una struttura iniziatica cristiana. Ricordiamo ad esempio le parole del Grande Maestro martire, ucciso dalla barbarie germanica,C. Chevillon: “Si raccomanda di studiare le opere del Fil.Inc. (opere di ispirazione cristiana), gli esoterismi, le dottrine tradizionali, il lato esoterico e mistico dei varisistemi religiosi, con l'esclusione di qualsiasi pratica occulta. Non dimenticate mai che il Martinismo è uncristianesimo trascendente, e che coloro che non si richiamano alla tradizione cristiana, non possono dirsi martinisti”.

A maggior evidenza va detto che quando Papus, e i suoi amici, crearono l'Ordine Martinista questo venne denominato nella Charte du Fondation"Ordre Esoterique Chrétien” (Ordine Esoterico Cristiano) a sottolineare che la corrente spirituale, e l’insieme docetico, erano contestualizzati in un perimetro filosofico/simbolico e tradizionale cristiano.

Lo stesso Papus scrive: “Derivando direttamente dall'Illuminismo cristiano, il Martinismo doveva adottarne i principi. Ecco perché le nomine sono fatte esclusivamente dall'alto in basso, il Presidente dell'Ordine nomina il Comitato Direttivo, il quale designa i membri del Supremo Consiglio e i delegati generali e amministra gli affari correnti; i delegati generali nominano i capi delle logge i quali designano i propri ufficiali e sono maestri delle loro logge. Tutte le funzioni sono ispezionate direttamente dal Supremo Consiglio per mezzo degli ispettori principali e degli ispettori segreti. Tale è il riassunto di questa organizzazione che ha potuto, senza denaro, espandersi considerevolmente e resistere sino ad oggi a tutti i tentativi di accaparramento tentati successivamente da diverse confessioni e soprattutto dal clericalismo attivo. L'Ordine ha resistito a tutto, anche alla calunnia che definiva i suoi membri sia degli inviati dei Gesuiti, sia dei sostegni dell'Inferno o dei maghi neri. Ogni volta i capi sono stati prevenuti dei tentativi fatti e dei mezzi per evitarli ed ogni volta il successo è venuto a confermare l'alta origine delle segnalazioni fornite. Il Martinismo dunque si ricongiunge attraverso i suoi capi del Supremo Consiglio all'Illuminismo cristiano. Nel suo complesso l'Ordine è soprattutto una scuola di cavalleria morale, che si sforza di sviluppare la spiritualità dei suoi membri con lo studio del mondo invisibile e delle sue leggi, con l'esercizio della dedizione e dell'assistenza intellettuale e con la creazione in ogni spirito di una fede tanto più solida in quanto basata sull'osservazione e sulla scienza. Il Martinismo costituisce dunque una cavalleria dell'Altruismo opposta alla lega egoista degli appetiti materiali, una scuola nella quale si impara a ridare al denaro il suo vero giusto valore di sangue sociale, e a non considerarlo un influsso divino, infine un centro nel quale si impara a restare impassibili di fronte ai turbini positivi o negativi che sconvolgono la Società! Formando il nucleo reale di questa università vivente che rifarà un giorno il matrimonio della Scienza senza divisione con la Fede senza epiteto, il Martinismo si sforza di rendersi degno del proprio nome creando scuole superiori delle scienze metafisiche e fisiogoniche sdegnosamente escluse dall'insegnamento classico con il pretesto che sono occulte”.

Nei nostri rituali individuali e di gruppo questa radice non è forse evidente nella sua esuberanza e vigore? La Formula Pentagrammatica, attraverso l’irruzione della SCIN, nella strutturazione quaternaria del dispiegamento polare della manifestazione, non rappresenta anche la discesa, cosa assai diversa dal nome di Gesù come taluni di noi hanno erroneamente inteso, dell’EONE CRISTO giunto a rettificare e spezzare il ferreo universo in cui i nostri spiriti imperituri sono raccolti? La nostra classe sacerdotale non adempie alla propria formazione spirituale tramite la lettura dei testi della mistica cristiana, le costanti meditazioni e riflessioni su semi pensiero tratti dai vari vangeli canonici e gnostici? La loro funzione sacerdotale non trova forse come fondamento Melkisedeck e la sua profonda spiritualità? Il nostro rituale di loggia esplicitamente non ha chiari richiami al nuovo testamento, e le parole del Filosofo Incognito, di questo mistico cristiano, non lo impreziosiscono? Il rituale giornaliero non si snoda nella lettura dei tre salmi, e per i nostri fratelli del Sovrano Ordine Gnostico Martinista nella preliminare recita del prologo alla luce del Vangelo di San Giovanni? Dobbiamo forse ricordare i passi maggiormente pregnanti delle nostre purificazioni, o del lavoro giornaliero a cui felicemente ci sottoponiamo? Basta questo cumulo di provate evidenze?

 

Personalmente ritengo che quanto esposto sia già di per se sufficiente a ricordare le nostre radici iniziatiche, a collocarle all’interno di una particolare corrente spirituale. Del resto recidendole per collocare il martinismo in un contesto che non gli è proprio, in una sorta di limbo fra teosofia e libera muratoria, comporterebbe la perdita di efficacia dei suoi strumenti, e l’inaridimento della trasmissione iniziatica. Effetto ben noto all’osservatore attento di quelle realtà oramai ridotte ad essere vuoto simulacro, deprivato di potenza e vitalità in quanto hanno rinunciato alla fonte di sostentamento spirituale.

L’abbandono della nostra matrice cristiana è anche un insulto alla memoria dei Maestri Passati, che hanno edificato la nostra struttura anche come argine e baluardo della tradizione occidentale nei confronti di un certo orientalismo di importazione, o di sincretistiche invenzioni di note spiritiste. Se il destino ci ha voluti figli dell’Occidente in questi tempi, è perché evidentemente dobbiamo esperire un viatico che in esso trova movenza, strumenti, ed idea. Altrimenti la Divina Provvidenza avrebbe disposto diversamente.

 

Carattere essenzialmente Cristiano del Martinismo. (Papus)

 

Carattere essenzialmente Cristiano del Martinismo. I clericali hanno fatto, in ogni epoca, tutti gli sforzi per conservare solo per loro la possibilità di comunicare con il piano Divino. Secondo le loro pretese, ogni comunicazione che non deriva dalla loro influenza è dovuta sia a Satana che ad altri demoni. Essi hanno spinto la calunnia al punto di pretendere che i Martinisti non fossero Cristiani e che non servivano Cristo, ma non so quale diavolo, celato sotto il suo nome. Ecco la risposta di Claude da Saint-Martin a queste sciocchezze: … .”. Ma aggiungo che gli elementi misti sono il mezzo che Cristo doveva assumere per arrivare fino a noi, invece noi dobbiamo spezzare, attraversare questi elementi per arrivare fino a Lui, fintanto che riposeremo su questi elementi, saremo arretrati. Tuttavia, poiché credo di parlare ad un uomo misurato, calmo e discreto, non vi nasconderò che, nella scuola per la quale sono passato, più di venticinque anni fa, le "comunicazioni" di ogni genere erano numerose e frequenti, e ne ho avuto la mia parte come molti altri che, in questa parte, tutti i segni del Riparatore erano capiti. Ora, voi non ignorate più che il Riparatore e la causa attiva sono la stessa cosa. JOD-HE-VAU-HE Credo che la parola sia sempre stata comunicata direttamente sin dall'inizio delle cose. Essa ha parlato direttamente a Adamo, ai suoi figli e successori, a Noè, Abramo, Mosè, ai profeti, ecc. sino al tempo di Gesù Cristo. Ha parlato con il gran nome, e voleva trasmetterlo direttamente, e per pronunciare il quale, secondo la legge levitica, il gran prete si chiudeva solo nel Santo dei Santi; e che, secondo alcune tradizioni, portava dei campanelli attaccati al fondo della veste per coprirne la pronuncia alle orecchie di coloro che restavano nelle altre cinte. JOD-HE-SHIN-VAU-HE Quando il Cristo è venuto, ha reso la pronuncia di questa parola più centrale e più interiore, poiché il gran nome che queste quattro lettere esprimevano è l'esplosione quaternaria o il segnale cruciale di ogni vita; mentre Gesù Cristo portando dall'alto la SHIN degli ebrei, o la lettera S, ha unito il Santo ternario con il gran nome quaternario, di cui tre è il principio. Ora, se il quaternario doveva trovare in noi la propria fonte nelle ordinazioni antiche, a maggior ragione il nome di Cristo deve pure attendere da lui esclusivamente tutta l'efficacia e la luce. Perciò ci ha detto di chiuderci nella nostra stanza, quando vorremo pregare; mentre nell'antica legge, occorreva assolutamente andare a pregare nel Tempio di Gerusalemme; e qui vi rimanderò ai trattatelli del vostro amico sulla penitenza, la santa preghiera, il vero abbandono, intitolati "Der Weg zu Christ"; vi vedrete, ad ogni passo, se tutti i mezzi umani non sono scomparsi e se è possibile che qualcosa vi sia trasmessa veramente, se lo spirito non si crea in noi, come si crea eternamente nel principio della natura universale dove si trova in permanenza l'immagine da cui abbiamo estratto la nostra origine e che è servita da quadro al "Mensebwerdung". Senza dubbio c'è una grande virtù in questa vera pronuncia, tanto centrale che orale, di questo gran nome e di quello di Gesù Cristo che ne è il fiore. La vibrazione della nostra aria elementare è cosa molto secondaria nell'operazione con cui questi nomi rendono sensibili le cose che non lo sono. La loro virtù sta nel fare oggi e in ogni momento ciò che hanno fatto all'inizio delle cose per dare origine ad esse; e poiché esse hanno prodotto ogni cosa prima che esistesse l'aria, senza dubbio sono ancora al di sopra dell'aria, quando adempiono le stesse funzioni; e non è impossibile a questa divina parola farsi sentire, anche da un sordo e in un luogo privo d'aria, come non è difficile alla luce spirituale rendersi sensibile ai nostri occhi anche fisici, quand'anche fossimo ciechi e sprofondati nella prigione più tenebrosa. Quando gli uomini fanno sentire le parole fuori del loro vero posto e che consegnano per ignoranza, imprudenza o empietà, alle regioni esteriori o a disposizione degli uomini del torrente, esse conservano sempre senza dubbio la loro virtù, ma ne trattengono sempre in quantità, perché non si adattano alle combinazioni umane; perciò questi tesori tanto rispettabili non hanno fatto altro che provare diminuzione passando per le mani dell'uomo; senza contare che non han cessato d'essere sostituiti da ingredienti o nulli o pericolosi, che, producendo pure degli effetti, hanno finito per riempire di idoli il mondo intero, perché è il Tempio del vero Dio, che è al centro della parola". Non termineremo questo estratto senza far notare che l'Ordine è debitore a Saint-Martin stesso, non solo del sigillo, ma anche del nome mistico del Cristo (Jod-He-Shin-Vau-He), che orna tutti i documenti ufficiali del Martinismo. Ci vuole proprio la malafede d'un clericale per pretendere che questo sacro nome si riferisca ad altra persona che non a N. S. Gesù Cristo, il Verbo Divino Creatore. Antonini che nel suo libro Dottrina del Male pretende che la Shin ebraica satanizza tutte le parole dove entra, dimostra semplicemente d'essere incapace di comprendere alcunché di simbolismo.

 

Manifesto del Gran Magistero Generale 10 Gennaio 1921

 

“Il Consiglio Supremo dell'Ordine Martinista, depositario della Tradizione e pienamente edotto sulle cause prime che determinarono le presenti perturbazioni politiche e sociali, considera suo imperioso dovere il ricordare quanto in circostanze analoghe fu rivelato dai predecessori, e ciò che l'illustre H. Wronsky nel suo Apodittico Messianico confermò e dimostrò senza timore: - Una sola catena abbraccia tutta l'estesa rete di tutti i Gradi Segreti e di tutti i Sistemi dell'Universo, Gradi e Sistemi si riuniscono tutti nel Punto Centrale dell'Onnipotente. Non c'è che un Ordine solo ed i suoi segreti sono due: uno è il suo Scopo, l’altro la sua Esistenza ed i mezzi di cui dispone. Quello che vediamo oggi sul piano fisico non è che la conseguenza delle guerre che da oltre settecentocinque anni si svolgono nell'invisibile tra l’armata della Luce e quella delle tenebre. Nel 1914 suonò l'ora della conflagrazione generale sul piano terrestre, le lotte che si erano svolte nell’invisibile ebbero così la loro sanguinosa ripercussione sul piano fisico e da quel momento l'odio, figlio dell’egoismo, ha sostituito quell’amore del prossimo di cui si parla con tanto fervore nei Vangeli di tutte le Religioni. Sembra inoltre che, per colpa di certi uomini imperfettamente iniziati, la Catena Iniziatica si sia in alcuni punti spezzata, poichè in parecchie contrade le forze morali si sono divise e laddove l’unione doveva ripercuotersi sul piano fisico, non regna ormai che pericolosa discordia. Bisogna a tutti i costi far cessare questa situazione che potrebbe far capo a catastrofi incalcolabili. Perciò il Supremo Consiglio dell'Ordine Martinista, ispirandosi alle parole di cui sopra, raccomanda a tutti i Fratelli sparsi nel mondo di unirsi più strettamente che mai per raggiungere lo Scopo che, come ricordò Mazzini, è unico quali che siano le diverse apparenze. Lavorare a questo Scopo Unico è per tutti gli Adepti un sacro impegno e questo impegno è per loro tanto più preciso in quanto essi sanno che l'oggetto, i limiti e la misura dell'opera variano secondo i bisogni dei tempi, progrediscono in proporzione diretta alla evoluzione della Verità e si modificano gradualmente nel corso degli evi. Riflesso del Tempio Mistico, la società umana non riposa soltanto sulla colonna del Diritto, ma si appoggia anche su quella del Dovere. D’altronde non c'è manifestazione religiosa, o sociale, o morale che possa sfuggire alla fatale legge della evoluzione. Ogni epoca, che non è che un istante nella evoluzione universale, deve veder riuniti in uno stesso Pensiero e convergere verso lo stesso Scopo tutte le parti vitali del Corpo Sociale. Il presente Manifesto, vuol dunque ricordare a tutti i nostri Fratelli preposti alla costruzione del Gran Tempio Simbolico, che non bisogna lasciarsi fuorviare, ed operare acciocchè lo Scopo non venga sorpassato. Non dimentichiamo che la Verità è contenuta nel Sacro Monogramma JOD HE SCIN VAU HE che decora i nostri Templi. Oggi si può chiaramente vedere che il Nome Ineffabile Jod He Vau He, è stato spezzato in due, si può chiaramente vedere che il Sublime Quaternario è stato violentemente separato in due opposti binari, rotto l'Equilibrio, distrutto in parte il Tempio, minacciati di inutilità gli sforzi che gli Iniziati fanno da secoli per ristabilire l’Armonia tra le Diadi in contesa. Ebbene, consideriamo gli avvenimenti attuali alla luce della Iniziazione. Ricordiamoci che il Cristo è rappresentato dalla lettera Scin e che questo Scin è e deve restare per noi il termine di Equilibrio, il termine Conciliatore ricongiungente i due binari opposti: il Bene e il Male, la Materia e lo Spirito, l’Ombra e la Luce… . Abbiano tutti i Fratelli coscienza del dovere che loro si impone nel mondo hilico l'Opera Sacra. Abbiano in ogni istante presente il simbolo della Fenice. Sulle tenebre che avvolgono il mondo brilli alfine la Stella Fiammeggiante: e sia il simbolo di quella Pace annunciata a tutti gli uomini di buona volontà, E ricordino sempre i nostri Fratelli che il dovere di ogni Martinista, doveri fissati dai nostri rituali, è quello di difendere oltre ogni possibilità gli insegnamenti morali e sociali del Martinismo per contribuire alla rigenerazione della famiglia umana ed instaurare sopra la Terra l'associazione di tutti gli interessi, la federazione di tutte le nazioni, l’alleanza di tutti i culti e la solidarietà universale.

(seguono le firme del G:::M::: G. Bricaud e dei Sovrani Delegati Nazionali di Inghilterra, Italia, Svizzera, Belgio, Baviera, Austria, Olanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Polonia, Russia, Ucraina, Cecoslovacchia, Algeria, Madagascar, Canada, Stati Uniti d'America, Messico, America Centrale, Equador, Cile, Brasile, Argentina.)

PAPUS Mistico Cristiano - di Phaneg

 

Arriviamo ai giorni ove la Chiesa visibile riprende le sue forze spirituali nella Comunione della Chiesa Invisibile del Cristo, ove la pietà dei vivi depone un fiore sulla tomba dei morti alla Terra… Che mi sia permesso di far fiorire, anch’io, il ricordo di un grande dimenticato: il dottor Papus. Che il suo Spirito, sempre vicino a noi, seguendo il suo cammino, accolga questo omaggio, con il sorriso indulgente che metteva una tempo un bagliore nel suo profondo sguardo a ognuna delle nostre domande d’ardenti ricercatori della Verità.

E qual più bel fiore potrò offrirgli che far rivivere per un istante, per tutti quelli che egli aiutò e che guardano ancora, nel fondo dei loro stessi ricordi, il vero amore che la nostra guida aveva per il Signore Gesù? Il Cristo è diventato per la gran parte dei più vecchi allievi di Papus, il fine definitivo dei loro sforzi, ma molti sembrano aver dimenticato che è lui che mostra loro per primo il divino splendore del Crocifisso. È per questo che io sono felice di rendere al mio Maestro questo omaggio pubblico e di piacere agli occhi dei lettori di Psyché. Questi due o tre passaggi dove Papus lascia intravedere a tutti che l’occulto lo condusse alla mistica e quanto profondamente egli comprese, che in Gesù solo si trova la Vera Luce, e nel suo Amore la Sola Via. Un pensiero tenero, uno slancio di riconoscenza, caro amico sconosciuto, e lo Spirito di Papus ne sarà fortificato. Papus ci disse:“la prima via dell’illuminazione è la più rara: è quella che è seguita fino che l’Invisibile agisce direttamente sull’essere di sua scelta, senza che colui lo domandi o lo attenda. Il caso di Swedenborg e quello di Giovanna d’Arco sono tipici a questo soggetto. Dopo il primo choc stabilente i rapporti tra i due piani, la comunicazione si fa semplicemente, ma sempre sotto la direzione dell’Invisibile e senza che il soggetto perda, anche per un secondo, il controllo delle sue facoltà.L’altra via dell’illuminazione è più facile, in quanto questa può essere seguita con metodo, sia solo, sia sotto la direzione dei maestri viventi. Quando diciamo più facile noi dovremmo aggiungere “d’accesso” poiché, come tutta la via mistica, essa è riempita di prove, d’umiliazioni, di sacrifici costanti che scoraggiano anche i più zelanti all’inizio. La storia degli amici di Gitchel è luminosa a questo punto di vista. Loro erano venti prima di decidere di fare di tutto per seguire questa via e, alle prime prove di rovina dei soldi, di salute e di perdita di speranze, diciannove lasciarono; Gitchel restò solo e arrivò alla fine.Molte fraternità iniziatiche conducono i loro membri verso questa via. Si comincia per la purificazione corporale a mezzo del regime, in generale vegetariano, e la forza mentale. Là vi è questo piccolo debutto con il pericolo di egoismo che fa si che il soggetto si creda “più puro” che gli altri umani e a non voler insudiciare la sua “purezza” con delle frequentazioni astrali o fisiche di cattivo titolo. Gli sfortunati che si lanciano in queste idee si disorbitano, lasciano il piano cardiaco di Carità e Amore per il piano mentale farcito d’orgoglio e sono condotti nel soggiorno astrale ove il serpente Pantheo l’illude a sua facilità. Per un soggetto così uscito dalla via cardiaca, la ginnastica astrale è tutto, la preghiera e il piano di personalità divina non esistono affatto; poiché il suo orgoglio porta a negare tutto quello che non percepisce. È un debuttante che bisogna piangere e aiutare se possibile, senza giudicarlo, poiché è vietato giudicarlo se non si vuole esserlo noi stessi. Se si è superato questo primo passo e se si trionfa delle illusioni del serpente astrale, ciò non può essere che per il soccorso di una potenza invisibile del piano divino; chiamiamola: angelo guardiano, ricevitore di luce, inviato dalla vergine celeste o anche altrimenti. Questo importa poco; il fatto solo è interessante. La nozione della sua umiltà reale, fortificata dalla nozione esatta degli altri esseri non demonizzati come noi, spinge il soggetto a gettarsi “verso la preghiera ardente” nelle braccia del Riparatore che è tutto, poiché lui non fa nulla per trascinare e per non sparlare dei suoi poveri fratelli né a giudicarli; ancora meno a condannarli. Allora si sviluppa sia l’audizione diretta per il cuore, sia la visione diretta per la ghiandola pineale e i suoi annessi,sia il tocco a distanza per i centri del plesso solare; tutte le facoltà sconosciute dei nostri fisiologisti “del torrente” come diceva Saint Martin”. “L’essere così sviluppato non teme di perdere la sua purezza in mezzo agli impuri. Così come il Cristo ha mostrato la via vivendo in mezzo i sofferenti e gli umili, come l’illuminato cristiano si mescola ai malati, ai disperati e ai poveri. Ed è per lo sforzo costante verso la divisione di quello che gli si è donato con quelli che non hanno niente, che si fortificano le sue aspirazioni e i suoi meriti, allo stesso tempo anche le sue facoltà. Allora la percezione delle personalità divine divengono più acute, gli avvertimenti sono costanti e il soggetto può abbandonarsi senza temere alla direzione del Padre che gli dona la vita, del Figlio che gli dona il processo intellettuale per il Verbo e per l’Amore, e dello Spirito che l’illumina”.(Papus: vita di Louis Claude de Saint-Martin)(…) “come riprendere la lettura dell’imitazione, del Vangelo o anche dei libri di morale buddista, come pervenire alla certezza quando vi sono là dei fatti così positivi che i fatti occulti; come infine aprire il suo essere morale alla preghiera e alle influenze dell’Alto, quando si crede qualcuno, quando ci si è fatti “centro nell’Universo”? Non vi è che una sola via: l’umiltà e il ritorno al piano di comunione universale dove la pietra, la pianta e tutte le modalità dell’anima del mondo si uniscono nello stesso e totale ringraziamento. Cessate di credervi qualcuno; abbiate il sentimento che, davanti l’immensa potenza dell’Alto, voi siete appena qualche cosa; fraternizzate con gli inferiori che soffrono, andate dietro i poveri di cuore, di spirito o di corpo, fate loro capire di benedire le prove e non più a odiare e lentamente, la vostra libera ragione , la vostra orgogliosa volontà s’inclineranno con benevolenza senza perdere nulla delle loro qualità, e la vita di cuore si sveglierà in voi. Allora, i fatti si cancellano davanti le idee che rivelano e che traducono: le divisioni delle religioni e delle sette spariranno nell’amore universale dei peccatori e dei deboli e l’anima, circondata per l’estasi e l’infinito, fa poco a poco queste basi terrestri sulle quali deve esercitare la sua attività. L’illuminato diviene un solitario, un mistico; è la via di Swedenborg e di Claude de Saint-Martin, è la strada che indicano i cavalieri spirituali di cui il Martinismo è un esempio. Ma l’essere umano non è completo che per l’unione delle anime sorelle separate durante l’incarnazione fisica; così l’Essere spirituale non nasce nell’uomo in tutto il suo splendore che per un nuovo e più considerevole sforzo, l’uomo realizza l’unione del cervello e del cuore, del fatto e della legge per sviluppare l’unità del principio.Questa scienza illuminata per la fede, questa fede coagulata per la Scienza, bisogna consacrarle all’elezione dei deboli e degli oppressi, e l’azione spirituale, più ancora che naturale, devono ora essere il fine di colui che aspira alle sofferenze coscienti del terzo stadio.Sempre sconosciuto, egli deve salvare questi stessi che lo scherniscono e lo ingiuriano, egli deve evitare loro il dolore e prenderlo su di lui al bisogno. E mai si arroghi il diritto di fare sfoggio dei suoi poteri reali, egli non può dire che egli è superiore agli altri uomini, al più ignorante e al più peccatore degli uomini, poiché egli è nel piano dove tutta la superiorità è sparita davanti la necessità della devozione universale.È la via indicata nell’ordine degli illuminati della Rosa-Croce; è la via del pneumatico ed è la strada che Gesù rivela a quelli che vogliono seguirlo. Non si raggiunge mai il sentiero dei maestri della vita e della sofferenza con il corpo astrale; solo il corpo spirituale è capace di arrivarvi.