Il Martinismo e la Sua Essenza
Umberto Goriel Porciatti
 

«Il Martinismo visse oscuramente, lontano dalle convulsioni della società, almeno nel cerchio esterno, assorbito nella contemplazione dei grandi misteri della Natura, fin quando il movimento universale verso l'idealismo addusse ovunque una testimonianza eloquente in favore dell'opinione affacciata dagli osservatori sinceri, e cioè: che il materialismo è incapace di corrispondere agli imperiosi bisogni dello studioso; che il clericalismo è odioso all'uomo che ha dei veri sentimenti religiosi; che ad un cuor puro ripugna la lotta indegna fra una filosofia impotente ed una teologia corrotta, e domanda che entrambe siano una buona volta sepolte sotto il sovrano disdegno dell'uomo.

«Oggi migliaia di uomini e di donne cercano un rifugio nella Saggezza degli Antichi, nella Scienza di quei tempi che non conobbero né persecuzione religiosa, né intolleranza scientifica — di quei tempi in cui la saggezza di un iniziato ai Misteri Egiziani, la ricchezza di un adoratore di Moloch e l'abilità di un settario di Mithra lavoravano nella più sublime armonia alla costruzione di un Tempio eretto al Dio di Israele, tempio nel quale una idolatra, la bella regina di Saba, ed un altro idolatra, Alessandro il Grande, vennero ad adorare il Santo dei Santi.

«Di fronte a questo ritorno fatale verso la Saggezza Antica che ha prodotto Rama, Krishna, Ermete, Mosè, Pitagora, Platone e Gesù, il Martinismo, depositario di sacre Tradizioni, esce dalla sua volontaria oscurità ed apre i suoi santuari di scienza agli Uomini del Desiderio capaci di comprendere i suoi simboli, incoraggiando quello che è animoso, sconsigliando colui che è debole, sin quando la speciale selezione dei Superiori Incogniti sia completa; allora, il Martinismo chiuderà le sue Assemblèe e tornerà al suo sonno secolare».

Tessier

 

Luigi Claude de Saint Martin, durante il suo periodo di guarnigione a Bordeaux (1766-1771) fu affiliato alla Loggia Massonica degli Eletti Scozzesi alla quale apparteneva pure Martinez de Pasqually, cabalista, teurgista ed occultista, a cui, come detto, devesi il sistema degli Eletti Cohens.

Dopo la morte del Pasqually, abbandonata la divisa militare, Saint Martin effettuò un viaggio in Italia e dopo si stabilì a Parigi ove raccolse un cenacolo che fu detto «degli Uomini del Desiderio» poiché gli adepti si dedicavano con tutte le loro forze alla ricerca della Verità.

Da questo cenacolo nacque l'Ordine Martinista che assunse la caratteristica di catena esoterica formata fra gli adepti dei quali era richiesta l'attitudine naturale, la possibilità intellettuale e la volontà di «conoscere» e di elevarsi interiormente a profitto dell'umanità. All'affermarsi ed al rapido diffondersi dell'Ordine contribuì potentemente l'opera di G. B. Willermoz che fu del Maestro il più attivo collaboratore; dalla Francia l'Ordine, che già aveva assunto la forma di ramificazione illuministica del Rito Scozzese, si diffuse in Europa ed in America; nel 1887 fu riorganizzato e gli fu impresso un carattere più «intimo», tale da legare tutti gli aderenti con un vincolo spirituale intimamente sentito, vincolo animico più che comunanza di indirizzo del pensiero.

L'Italia, per quella idealità cavalleresca e mistica che sta nel fondo della nostra razza, ove è fusa ad una particolare genialità, non soltanto accolse il Martinismo ma gli conferì delle espressioni particolari e ne sviluppò il concetto.

Già nel 1924 l'Ordine italiano assunse caratteristica autonomia procedendo alla formazione di un suo Supremo Consiglio a reggere il quale fu chiamato l'avv. A. Sacchi (Sinesius), coadiuvato da un certo numero di Gr. Maestri Regionali alla cui opera coraggiosa si deve la conservazione dell'Ordine durante tutto il periodo dittatoriale subito dal nostro Paese.

Alla base dell'adeptato Martinista è la più ampia libertà di pensiero e di coscienza, la più completa indipendenza in fatto di religione, ma un vincolo potente lega tutti gli aderenti all'Ordine, di cui l'abnegazione profonda che è necessaria per esservi accolti, educata e potenziata, nonché la progressiva catarsi che adduce alla rinascita spirituale risvegliando in noi il «divin bambino» determina in effetto una coesione così intima contro cui qualsiasi azione è praticamente inoperante.

Di quale forza di coesione sia capace un assieme costituito da oneste persone per le quali lo spirito di fratellanza è una seconda coscienza, e l'adeptato prescelto è sentito in tutta la sua bellezza, ne abbiamo la prova nel recente periodo di persecuzione di tutte le collettività che direttamente od indirettamente avversavano le forme dittatoriali.

Disposto per l'annientamento di tutte le associazioni a carattere indipendente, la maggioranza delle comunità più note si disciolse non soltanto apparentemente ma pure sostanzialmente poiché ad esse mancava quel cemento costituito dalla reciproca fiducia e dalla forza di un ideale compreso tanto profondamente da ammettere anche il sacrificio personale; di esse rimasero solo dei singoli, il più delle volte isolati, che furono quelli che, con il ritorno delle possibilità di azione, levarono alta l'antica fiaccola, cercando con essa di illuminare gli spiriti e pervenire ad una effettiva fratellanza che non venga meno quando più se ne fa sentire il bisogno.

La maggior parte delle collettività mancò al proprio compito quando tanto utile ne sarebbe stata l'azione; ma non fu così dell'Ordine Martinista che continuò silenzioso nell'opera sua, orientata, per la necessità del momento, principalmente alla rivalorizzazione della dignità umana; il suo lavoro fu prudente, tranquillo ed efficace tanto da preoccupare i dominatori. Chi scrive lo fa con competenza in merito, e, per non dire che di cose vedute, e vissute, si riferisce ad una serie di circolari che ha sottocchio, circolari «riservatissime» in cui le Autorità di allora richiamano l'attenzione dei dipendenti ad una accurata vigilanza su certe «Società di Mutuo Soccorso a carattere Massonico, illuministico, ecc.». Sono circolari che vanno dal gennaio 1928 al dicembre 1938; quella del 10 settembre 1929 ha per «oggetto» l'«Ordine Martinista» ed in essa sono i nomi di Aldo Lavagnini, Alessandro Sacchi, Adolfo Banti, nomi sacri al Martinismo Italiano e di cui il ricordo è vivo in tutti.

E che dire poi dell'attuale Sovrano Gran Maestro Generale miracolosamente sfuggito ad una persecuzione che molto ricorda quella dei Templari, che oltre alle pene fisiche cui fu sottoposto ebbe a subire del lancinante dolore di veder cadere nobili Fratelli cui si sarebbe volentieri sostituito?

Vi è tanto quanto basta a porre in evidenza, per chi non lo senta, tutta la potenza fascinatrice di un Ordine!

 

L'Ordine Martinista ha assunto oggi in Italia una caratteristica sua, perfettamente aderente ai suoi principi fondamentali, e ciò grazie all'opera del suo attuale Sovrano Gran Maestro Generale che non è secondo a nessuno in fatto di speciale competenza e di raffinatissima sensibilità.

Esso comporta due sezioni: quella exoterica comprendente gli «Associati», quella esoterica che in tre gradi affronta l'erta iniziatica.

Molto opportuna la prima sezione che, mentre dà modo al postulante di ambientarsi, permette di meglio conoscerlo rendendosi conto se sia utile avviarlo verso quelle mète che non sono di tutti oppure se sia più conveniente di dissuadervelo.

Ai tre gradi iniziatici ne fanno seguito altri sei che sono prevalentemente amministrativi.

Alla «valle» massonica, il Martinismo sostituisce la «collina»; nessuna pretensione in ciò, né uno sciocco desiderio di differenziazione, ma piuttosto l'intendimento di precisare che ad una «Accademia» non si può pervenire che dopo aver superato un non facile cammino; se la Massoneria esige che gli aspiranti ad essi siano «uomini liberi e di buoni costumi», il Martinismo chiede, oltre a ciò, che essi siano dotati di buon volere, siano «uomini del Desiderio» il che implica qualcosa di più e quasi comincia laddove la Massoneria ha già cominciato.  Nel Martinismo, poi, possono progredire (come del resto anche in Massoneria che a tale scopo si divide nel Rito Scozzese, in Massoneria Operativa ed in Massoneria Speculativa) soltanto coloro che dispongono di particolari doti e di una certa cultura specifica, a cui, l'Ordine Italiano, per iniziativa del suo attuale Sovrano, provvede con speciali corsi facoltativi e gratuiti.

Non deve sorprendere che la «graduatoria» Martinista sia tanto semplificata; essa si inspira alla forma più nota della progressione iniziatica egizia, cioè quella primitiva, ed afferma vigorosamente il concetto del ternario. Si riallaccia pure alla primitiva forma Massonica, essa pure in tre gradi, la quale, nel suo concetto originario, intendeva pervenire alla integrale catarsi dell'Iniziando, determinare la «morte» del Profano, e, per essa, vedere nascere l'Iniziato.

D'altra parte il numero dei gradi in una gerarchia di valori spirituali ha una importanza assai meschina poiché qualunque gerarchia altro non è che una forma di riconoscimento di valori personali, una valorizzazione, destinata a stabilire delle distinzioni più adatte a dei profani che non a degli Iniziati, il cui valore intrinseco assume delle forme penetrative, suggestive, che, secondo la loro stessa potenza, costituiscono una effettiva graduatoria. Questi tre gradi vanno perciò intesi più come sezioni che come gradi veri e propri; i primi due, specialmente, destinati a completare fa preparazione e le cognizioni assolutamente necessarie al volenteroso cui si affaccia lo sconfinato panorama del «Superiore Incognito».

Un Ordine Iniziatico inspirato alla dottrina di Ermete ed alla Cabala, denso di concetto quale è il Martinismo non poteva mancare di simboli espressivi, di quelle espressioni sintetiche del pensiero che sole possono trasmettere magicamente tutta l'anima di un concetto; esso infatti ne ha di tre specie: mobili, grafici ed individuali.

Per un particolare rispetto al buon volere del suo ideatore, il Martinismo italiano ha conservati intatti i simboli originari per quanto esso sia dominato non tanto dallo scopo di fare rivivere la tradizione quanto da quello ben più importante di «animare» la tradizione. È per questo che esso ha conservato anche quello costituito dal Sacro Tetragramma nel cui centro si è innestata la «scin» ebraica; non si è inteso con questo di avvalorare un errore glossologico che risale alla prima metà del 15° secolo, pare a Joannis Reuclin, quando scarsa era la conoscenza dell'ebraico (errore ribadito da Cornelio Agrippa, da Kircher ed altri molti), ma semplicemente per conservare l'allusione, anche se scorretta, della incarnazione del ternario (la scin è 21a lettera dell'alfabeto ebraico e vale 300) nel quaternario del Gran Nome, e su di ciò richiamare l'attenzione dell'Iniziando e portarlo al desiderio di approfondire la sconosciuta legge del settenario, legge che impera in modo stupefacente in tutti i campi della Vita.

Appartengono ai simboli mobili, i parati, le luminarie, le colonne, l'arco; e quelli grafici la croce, il cerchio, il pentagramma, il Pentacolo universale; ai personali, la maschera ed il mantello.

In tutte le scuole iniziatiche lo studio del simbolo rappresenta una delle parti più importanti poiché esso rappresenta, come dice Oswald Wirth, «una finestra sull'infinito» e saremmo tentati di farne oggetto di qualche nostra breve considerazione se non ci trattenesse il carattere che abbiamo voluto dare a queste note, di rapido esame generale che molto tocca e nulla svolge, in modo da obbligare a pensare, a penetrare, a contribuire con apporto pensativo alla stabilizzazione del proprio volere. Ma per quanto chi scrive queste righe non si senta capace di spaziare oltre i limiti di un cerchio di determinato sviluppo, si ripromette, se altri non lo farà prima e meglio, di farne oggetto di una breve monografia a parte.

 

Estratto da:

IL MARTINISMO E LA SUA ESSENZA

DI UMBERTO GOREL PORCIATTI – RAMA S.I.I.

Casa Editrice Ardenza - Napoli 1946