IL DEMIURGO


«Egli ha assegnato loro parte del suo fuoco, che è il suo attributo, e parte del suo potere; ma non ha dato ad essi niente della pura Luce del potere che ha ereditato da sua Madre. Per tal motivo ha dominio sopra di loro, a causa della gloria che era in lui dal potere della Luce della Madre. Perciò ha permesso che fosse chiamato 'il dio', ripudiando la sostanza dalla quale era provenuto... E contemplò la creazione sotto di lui e la moltitudine degli angeli al di sotto di lui che erano scaturiti da lui, e disse loro: 'Sono un dio geloso, non vi è nessuno all'infuori di mÈ, con ciò indicando già agli angeli al di sotto di lui che vi è un altro Dio; perché se non vi fosse nessuno, di chi sarebbe geloso?» (42, 13 s.s.; 44, 9 s.s., Till).

È giunto il momento di affrontare una questione nodale del pensiero gnostico, spesso fonte di confusione e d’indebite commistioni fra esso e altre scuole di indagine della verità. Parleremo della figura del Demiurgo , ed incidentalmente della prospettiva gnostica nei confronti del mondo fenomenico, e di come questa imponga una radicale scelta morale e filosofica che è andata completamente perduta nelle moderne espressioni neognostiche.

Seppur il Demiurgo trovi centralità anche, e soprattutto, nella filosofia platonica e neoplatonica è evidente la difforme volontà che anima il suo eterno e ciclico plasmare nel costrutto cosmogonico gnostico rispetto a quello delle altre scuole.

Platone nel Timeo  trova la necessità di eliminare la separazione fra il mondo superiore delle Idee, e il mondo delle forme o della realtà sensibile, e quindi dell'uomo. Tale funzione unificatrice è svolta dal Demiurgo, dall'artigiano divino, che infonde le categorie concettuali, perennemente eguali a sé stesse, nella materia oggetto di mutevolezza.

Il Demiurgo platonico è il mediatore, il formatore, l'abile artigiano che plasma la materia madre o vergine, dando così forma al mondo delle idee, mosso da ispirazione superiore. Esso si pone al centro del fluire del tempo e dello spazio, precedendo il tempo e lo spazio: in quanto è la sua stessa opera a determinare lo scorrere del tempo e il dispiegarsi dello spazio. Il Demiurgo traduce nel divenire e nella moltitudine perpetua, animato e guidato dall'idea del Bene e del Bello, l’immutabile mondo delle idee. La sua creazione non è ex nihilo, ma in realtà trattasi di una traduzione in altro di ciò che è preesistente, trasmettendo la forma ideale ad una materia pre-esistente. Inevitabilmente tale opera è condizionata dalla subordinazione ontologica del mondo sensibile al mondo delle idee, riducendo quindi l'opera ad un'inevitabile approssimazione comunque benevola e coerente.

Se quanto sopra è sommariamente il ruolo e la figura del Demiurgo platonico, andiamo adesso a trattare del Demiurgo gnostico e delle differenze che riscontriamo nei due diversi contesti filosofici.

«Ci sono poteri ostili, stelle e segni, un corpo dal Malvagio senza resurrezione, un'anima dai Sette» (Ephraem, "Hymn." 53).

Una trattazione completa ed avvincente di questa potenza creatrice la troviamo dell'apocrifo di Giovanni (scuola barbelotiana , anche se una similare configurazione è quella del Rex Mundi cataro) inserito nella raccolta edizioni Tea “La Gnosi e il Mondo”. Troviamo il Demiurgo o primo Arconte Jaldabaoth impegnato a formare il cielo e la terra, e a plasmare l'uomo con l'ausilio di angeli e demoni. Un'opera questa frutto del suo ricordo del Pleroma, che giammai ha conosciuto se non per una sorta di reminescenza spirituale ricevuta dalla Madre Sophia, la quale per errore, il suo desidero di unirsi al Protogenitore, ha dato movenza alla caduta pneumatica.

Nella visione del maestro gnostico Basilide , il Demiurgo  o Primo Arconte, che si manifesta come il Dio dell'Antico Testamento, viene redento dalla discesa dell'Eone Cristo, che, nella sua opera di rettificazione della varie creazioni, giunge a lui, dominatore del penultimo cielo, nella forma di un fuoco ardente (evidente è l’azione duplice del fuoco: irradiatore di luce nell’ignoranza demiurgica e trasmutatore della grossolanità materica demiurgica) .

È utile ricordare che la cosmogonia gnostica, malgrado abbia in comune nelle varie scuole e formazioni la presenza di due principi avversi, è oltremodo varia. Mentre in alcuni insegnamenti abbiamo un radicale dualismo fra bene e male, dove il bene è la Conoscenza e il male è l'Ignoranza, in altre abbiamo una creazione ipostatica, nel cui procedere si è insinuato l'errore e la divergenza.

“[Il Demiurgo] credeva di creare da sé tutte queste cose, mentre invece le faceva per impulso di Achamoth : così egli fece il cielo non conoscendo il cielo, plasmò l’uomo ignorando l’uomo, fece apparire la terra ignorando la terra. In tutto egli così ignorava le forme ideali di ciò che faceva e anche l’esistenza della Madre, e credeva di essere lui solo tutto. Invece fu la Madre causa per lui di questa creazione, che lo volle così guidare affinché fosse capo e principio della propria sostanza, signore di ogni attività” (Ireneo, Contro le eresie)

Ecco quindi che in ambito gnostico la figura del Demiurgo oscilla fra il Creatore diabolico ed imperfetto di questo mondo, e una potenza inferiore da redimere: anch’essa inconsapevole vittima dell’errore della Sophia. Gli Arconti, i suoi figli, sono alternativamente visti come oppositori, governatori delle sfere astrali o dei pianeti o dei cieli, che attraverso opportune parole di passo (così come nell'Antico Egitto) dobbiamo superare per accedere al Pleroma. Ma quanto tratteggiato attorno al Demiurgo e alla sua genesi ed alla sua fallace azione creatrice, è l’espediente che i maestri dello gnosticismo individuano per rispondere all’antico, e fondamentale, quesito che muove da sempre la religione come la filosofia: il perché del male e della morte che colpiscono l’uomo.

Lo gnosticismo risolve in modo originale il quesito del "Perché del Male", sostenendo che esso è intrinsecamente presente nella creazione, a causa dell’errore non solamente fattuale del Creatore ma strutturale: essendo il Creatore anch’esso frutto di errore. L'ebraismo (da Mosè ed Aronne in poi) e le religioni di derivazione cristiana, inseriscono la questione del male all'interno di un problema di libera scelta dell'uomo. Satana (l'avversario), in queste religioni, è un elemento interno alla creazione e la sua azione è permessa proprio in accordo alla libertà di arbitrio dell'uomo. È l’uomo, contravvenendo alla legge divina, che è anche legge naturale, che determina il proprio malevolo destino individuale e di specie. L’unica possibilità che il fedele ha, in questi contesti religiosi, è la sottomissione al valore di Dio, in attesa di una, si spera, positiva retribuzione finale: la vita eterna.

Non così nello gnosticismo. Il Dio degli Ebrei, il quale fattivamente crea questo mondo, lo plasma, relegando l'uomo stesso ad una vita di travaglio e di sofferenza, è soggetto ad una rivisitazione, ad una rilettura allegorica che ne capovolge gli attributi, ed individua in esso una volontà di contraffazione che si esplica nel suo desiderio di ricalcare nella materia il mondo superiore che a lui stesso è negato.

Ricco è nell'immaginario gnostico il simbolismo legato alla figura del serpente, spesso identificata con il salvatore, con il portatore di Luce che permette all'uomo di prendere coscienza della propria condizione di servitore del Demiurgo. La presa di coscienza, grazie all’azione dinamica del serpente (il cui movimento, la cui fredda vita, sono estranei ed alieni rispetto a quello di ogni altra creatura) porta l’uomo-gnostico ad infrangere l’illusione in cui il Demiurgo lo ha relegato, e procedere lungo la via del ritorno al Pleroma.

«L'uomo ha due anime: una è dalla Prima Mente e partecipa anche del potere del Demiurgo, l'altra è stata immessa dalla rivoluzione dei cieli ed in questa penetra l'anima che vede Dio. Stando così le cose, l'anima che è discesa dentro di noi dalle sfere (lett.: «mondi») segue il corso delle rivoluzioni delle sfere, ma quella presente in noi come mente dalla Mente è superiore alla mozione che opera il divenire, ed è da essa che proviene la liberazione dell'heimarméne e l'ascesa agli Dei Intelligibili» (Iamblic., "De myst." VIII, 6).

Nel momento in cui intendiamo astrarci da un piano religioso, da una serie di convenzioni simboliche e dialettiche, assume rilevanza non solo la griglia religiosa che intendiamo studiare o leggere, ma anche la prospettiva che anima la nostra lettura. Nelle religioni di derivazione abramitica Satana  è un Angelo caduto, che opera nel tempo e nello spazio limitatamente al potere concessogli dal Creatore. Satana diviene una sorta di ostacolo utile, che impone uno sforzo alla creatura, la rinuncia, per ricongiungersi al proprio creatore . Nello gnosticismo è la creazione tutta che risulta essere falsata, contraffatta dal Demiurgo, il quale in una lettura alternativa della Bibbia risulta coincidere con il Dio dell’antico testamento. È un elemento necessario per gli gnostici che non accolgono il Dio Buono e Giusto, espediente di San Paolo per colmare le evidenti discrepanze spirituali fra il dio dell'antico e del nuovo testamento, così come proposto dalla nascente Grande Chiesa che iniziava a tendere verso l'ortodossia, e l'obbligo storico e teologico di non rinunciare all'ebraismo. Il Dio dell'Antico Testamento è il Demiurgo, Cristo è il Logos incarnato, così come enunciato da San Giovanni, venuto per portare la novella del vero Dio posto oltre la manifestazione stessa. Il caposcuola gnostico che maggiormente supporto tale dualismo fu Marcione, il quale presentava una sorta di paolinismo radicale. La prospettiva esegetica di Marcione fu quella di presumere che gli atti degli apostoli e le lettere di Paolo fossero stati “manomessi” in chiave giudaizzante e per questo andavano purificati. La sua opera si concretizzo in una triplice azione di revisione del canone concernete: aggiunte, cancellature e trasformazioni del testo.

Scrive Harnack: «Marcione cancella l’espressione “e di Dio Padre” che compare dopo l’espressione “di Gesù Cristo”: in questo modo, intende sostenere che Gesù è resuscitato da sé. Proprio questo gli deve essere sembrato piuttosto opportuno a proposito della sua concezione del rapporto del Padre con il Figlio, formulata in termini vicini al modalismo. La correzione è piuttosto interessante perché prende come punto di partenza una difficoltà testuale esistente»

 La malevola opera del Demiurgo, nello gnosticismo, è quella di plasmare il contenitore ove racchiudere lo spirito del Pleroma, e stordirlo attraverso l’anima e le passioni: in modo che esso, distolta dal vero che nelle sue profondità è occultato, sia intorpidito, dimentico e vampirizzato. A tal proposito, il rapporto anima e pneuma, è utile questo passaggio di Clemente .

 «Quelli intorno a Basilide hanno l'abitudine di chiamare le passioni 'appendici', che, essi dicono, sono nella loro essenza certi spiriti aggiunti all'anima razionale in seguito a un primitivo rivolgimento e confusione» (Strom. II, 20,112).

Non molti però si interrogano attorno alla reale portata dei miti e della cosmogonia gnostica, se essa rappresenti veramente un universo animato da lotta pneumatica fra due principi contrapposti, oppure che altro non sia che un espediente per ridurre all'essenzialità il rapporto fra uomo e spirito, in una sorta di analisi interiore che non vuole fornire nessun supporto e nessuna sicumera, o consolatoria risposta; bensì depurando l'uomo stesso da ogni attesa di clemenza e provvidenza esterna e superiore. Solamente l’Uomo Interiore, il pneuma risveglio e cosciente, è posto oltre il dominio del Demiurgo. Quest’ultimo ha costruito il corpo carnale e ha creato una serie di appendici, chiamate anima, in modo da avviluppare in un sonno perpetuo l’Uomo Interiore e trattenerlo su questo piano. Un mito, quello del demiurgo, fortemente presente e centrale anche nella speculazione neognostica, tanto da affascinare un giovane Réné Guenon

 “Il Demiurgo non è affatto una potenza esteriore all’uomo: non è che la stessa volontà dell’uomo allorquando realizza la distinzione fra Bene e Male. In seguito, limitato in quanto essere individuale da quella volontà che in realtà è la sua, l’uomo la ritiene come qualcosa di esteriore, e così essa diventa distinta da lui; non solo, ma opponendosi essa a gli sforzi che l’uomo compie per uscire dal dominio in cui s’è egli stesso racchiuso, la considera come potenza ostile, e la chiama Shatan, l’Avversario. Facciamo notare, del resto, che questo Avversario, che noi stessi abbiamo creato e che creiamo ad ogni istante (infatti non si deve pensare che la cosa si svolga in un tempo o in un luogo determinato) non è affatto cattivo in se stesso, ma è soltanto l’insieme di tutto ciò che ci è contrario (…). Noi siamo esseri distinti perché noi stessi creiamo la distinzione, la quale non esiste se non nella misura in cui la creiamo; creando questa distinzione, siamo elementi del Demiurgo, e, fintantoché siamo esseri distinti, apparteniamo al dominio di questo stesso Demiurgo, il quale è appunto la Creazione” (Palingenius, alias René Guénon, La Gnose n. 1, 1909).

 

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