EONE


“(I Valentiniani) dicono che nelle altezze invisibili e incomprensibili c’è un Eone perfetto Preesistente: lo chiamano anche Preprincipio e Prepadre e Abisso. Era invisibile e incomprensibile, eterno e ingenerato e stava in grande tranquillità e solitudine nei tempi infiniti. Stava insieme con lui anche il Pensiero, che chiamano anche Grazia e Silenzio. Una volta l’Abisso meditò di emanare da sé un principio di tutte le cose, e depose a guisa di seme questa emanazione, che meditò di emanare, nel Silenzio che esisteva insieme con lui, come in una matrice. Essa, avendo accolto questo seme ed essendo diventata pregna, partorì Intelletto, simile e uguale a colui che aveva emanato, il solo che comprendesse la grandezza del padre. Tale intelletto chiamano anche Unigenito e Padre e Principio di tutte le cose. Con lui fu emanata Verità; ed è questa la prima e primigenia tetractys pitagorica, che chiamano anche radice di tutte le cose: ci sono infatti Abisso e Silenzio, poi Intelletto e Verità. L’Unigenito, comprendendo per quale emotivo era stato emanato, emanò a sua volta Logos e Vita, padre di tutti gli esseri che sarebbero esistiti dopo di lui, e principio e formazione di tutto il Pleroma. Dal Logos e dalla Vita sono stati emanati in sizigia Uomo e Chiesa: questa è l’Ogdoade primigenia, radice e sostanza di tutte le cose” (parte quinta, Ireneo, Contro le eresie I 1, 1-2)

 

Molti dei sistemi gnostici (barbelotiani, alessandrini, ecc..) sono animati dagli Eoni, figure che popolano silenti e contemplanti il Pleroma. Figure, che nella nostra immaginazione, sono una via di mezzo fra angeli e divinità, ma che in realtà svolgono ben altro ruolo sull’arabescato palcoscenico mitologico gnostico.

Brevemente possiamo notare come il termine Eone derivi dal greco Aion, il cui significato è età, periodo, ciclo temporale. Successivamente questo termine è andato ad indicare non solamente delle ere temporali, ma anche lo Spirito o l’Intelligenza o la Potenza che le animava; in seguito, quasi per estensione e dilatazione, esso ha contraddistinto delle potenze, sia superiori o inferiori, divine/semidivine o demoniache che hanno un ruolo attivo all’interno del processo salvifico, o di dannazione, dell’uomo.

«Sono la chiamata del risveglio dal sonno nell'Eone della notte», comincia un estratto dalla scrittura dei Perati in Ippolito (Refut. V, 14,1)

 

Nella filosofia greca sussistevano tre modi di rappresentare il tempo: Aion, Kronos e Kairos.

Aion è l’eternità, l’intera durata di un ciclo cosmico, l’evo; il divino principio creatore, eterno, immoto e inesauribile; kronos è il tempo nelle sue accezioni di passato presente e futuro; kairos indica il tempo delle opportunità o il tempo giusto per ogni azione e pensiero.

Eraclito: "Il tempo (Eone) della vita umana è un bimbo che gioca muovendo i suoi pezzi: a un bimbo appartiene il potere sovrano"

Soffermandoci proprio sulla filosofia dell'Antica Grecia possiamo accostare gli Eoni sia alle divinità iperuraniche, che in Platone erano custodi del mondo delle Idee (per divinità iperuranica dobbiamo intendere una potenza estranea al mondo del sensibile), sia alle ipostasi presenti nella speculazione neoplatonica e in Plotino. Le ipostasi (termine composto di origine greca: hypostasis, da hypo, «sotto», e stasis, «stare») è la generazione di immagini, o espressioni divine che sono sottordinate e susseguenti all'Uno o al Nous , dove ognuna delle classi promanate riceve sostanza dalla classe superiore e infonde sostanza nella classe inferiore. Esse, nel loro ordinato complesso, formano il mondo delle cause e degli effetti.

Gli Eoni, nei sistemi gnostici, sono le emanazioni della radice divina che compongono, nel loro insieme, la Plenitudine  del Pleroma perdurano eguali a sé stessi. Valentino , forse il più fine pensatore gnostico di scuola alessandrina, nella sua cosmogonia aveva postulato l'esistenza di trenta Eoni diversi.

Il primo Eone è Bythos (Abisso), diretta emanazione della radice spirituale suprema, esso ha in sé, o emana, un altro Eone di nome Sige (Silenzio), a seguire ogni coppia di Eoni emana un'altra coppia e così a costituire la gerarchia spirituale valentinana:

Kaen (Potere) e Akhana (Amore); Nous (Mente) e Aletheia (Verità); Sermo (Parola) e Vita; Anthropos (Uomo Primogenio) ed Ecclesia (Chiesa); Bythios (Profondo) e Mixis (Miscuglio); Ageratos (Mai vecchio) ed Henosis (Unione); Autophyes (Natura essenziale) ed Hedone (Piacere); Acinetos (Inamovibile) e Syncrasis (Unione); Monogenes (Unico-generato) e Macaria (Felicità); Paracletus (Consolatore) e Pistis (Fede); Patricas (Paterno) ed Elpis (Speranza); Metricos (Materno) ed Agape (Amore Fraterno); Ainos (Preghiera) e Synesis (Intelligenza); Ecclesiasticus (Figlio ella Ecclesia) e Macariotes (Beatitudine); Theletus (Perfetto) e Sophia (Saggezza)

Come possiamo facilmente intuire ognuno di questi Eoni opera con la propria controparte (femminile e maschile), e rappresenta una qualità essenziale dell’Essere immanifesto (del Protogenitore o radice spirituale). Tale articolazione è un dispiegamento dello stesso Essere, un mostrarsi a se stesso, mentre le sue singole parti danno le spalle a questa loro comune sorgente spirituale: costruendo così un sistema concentrico e gerarchico.

 

«In verità il Tutto era alla ricerca di Colui dal quale essi provenivano. Ma il Tutto era in Lui, quell'Uno Incomprensibile, Inconcepibile, che è superiore ad ogni pensiero» (E. V. 17, 4-9).

 

Esiste il Pleroma, un mondo spirituale, che si dispone attorno al Progenitore. Questi è la radice spirituale di ogni cosa, ed attorno a Lui sussistono (ma non sono consustanziali  ad Esso) gli Eoni. Il Progenitore, eguale ed immutabile a se stesso, genera (si genera ciò che è simile e in grado di raccogliere il nostro lascito) un’unica volta, e il frutto di questa generazione è l'Unigenito Nous, la Mente. A sua volta questa generazione determina la creazione di altri esseri spirituali, ma di gradazione inferiore alla prima, in quanto solamente il Nous è della stessa sostanza della radice prima, e conosce il Progenitore, che rimane avvolto nel mistero per tutti gli altri Eoni.

 

«Era un grande prodigio che essi fossero nel Padre senza conoscerlo» (E. V. 22, 27 s.)

 

Gli Eoni, raffigurati con le spalle voltate rispetto alla radice (ad indicare da un lato la loro impossibilità di conoscere il Padre, e dall’altro la progressione spirituale separativa), sono rappresentativi di una qualità del Protogenitore: come se Egli si fosse scomposto, seppur rimanendo unitario, in questa figliolanza spirituale. La somma della quale, non è però pari all’Unità da cui è stata emanata.

A prescindere dal numero e dalla definizione degli Eoni che compongono il Pleroma, è utile comprendere l'essenzialità filosofica che essi rappresentano. Non siamo alla presenza di un sistema creazionistico o generativo, non abbiamo un'esistenza degli Eoni ex nihilo (dal niente), ma un processo emanativo, dove la radice prima, l'essere perfetto eguale a se stesso ed immutabile, proietta da se stesso, fuori se stesso (e quindi ritraendosi) delle potenze a lui inferiori e di sostanza diversa. Queste potenze spirituali danno vita al Pleroma; il quale è similare al mondo, dei cabalisti, di Atziluth (אֲצִילוּת), o Mondo dell‘Emanazione: dove la luce dell'Ein Sof  (Divino Infinito "senza fine") irradia ed è ancora unita con la sua fonte; è ancora similare all’Iperuranio, così come espresso nel Fedro, di Platone: il mondo delle idee perenni . Da entrambi i sistemi lo gnosticismo si discosta a causa della sopravvenuta ed accidentale rottura causata dalla Sophia.

Da tale affresco consegue una prima, seppur funzionale e necessaria, "frattura ontologica" che avviene all'interno del mondo divino, fra gli emanati e l'emanatore. Funzionale in quanto espressione voluta dell’Essere, proteso nella sua necessaria volontà di dispiegarsi e comprendersi a se stesso e in se stesso.

Nei sistemi barbelotiani (in cui è centrale nell’architettura mitologica una o più figure "femminili" del divino) è la sola Barbelo che può volgere il proprio orante sguardo verso la fonte spirituale suprema, e nessun altro; ed è proprio in cagione di questa separazione che l'ultimo fra gli Eoni, detto Sophia, posseduto dal desiderio della comunione con la fonte, determina la cosiddetta "caduta pneumatica" (pneuma-spirito). È questa la seconda frattura ontologica; essa è accidentale e disfunzionale: determinando, di errore in errore, la creazione del mondo inferiore.

Altra annotazione degna di nota riguarda il concetto di sizigia, che concerne la natura binaria degli Eoni; essa sottintende ad una distinta e distinguibile natura maschile e femminile, ma profondamente complementare, teorizzazione questa cara anche a sistemi filosofici orientali. La duplice funzione degli Eoni, l’individuazione e la rappresentazione delle qualità del ProtoGenitore, è preservata solamente quand’essi operano nell’intima unità della coppia.

È bene ricordare, molti hanno a dimenticarsene, che il maschile e il femminile umani, sono pallidi riflessi del maschile e femminile che gli antichi gnostici narravano riferendosi al divino. In assenza di gerarchizzazione, ma avendo a riguardo la complementarità insita in loro, gli gnostici si riferivano alla capacità ricettiva del femminile, e alla capacità trasmissiva del maschile. Basti pensare come la Sophia riceve nel Pleroma, come del resto ogni altro Eone, ed essendo formativa del mondo inferiore vi trasmette anche involontariamente il Pneuma (quindi maschile).

Uno degli errori maggiormente frequenti è l'accostamento degli Eoni agli angeli; niente di più errato. La cosmogonia gnostica distingue un mondo pneumatico/spirituale, spesso chiamato mondo di luce, e un mondo di tenebra. Il primo espressione immediata della Radice Prima, il secondo conseguenza della caduta. Gli angeli, così come i demoni, così come gli Arconti di cui sono entrambi creazione, afferiscono a questo secondo mondo. Nella lettura di testi barbelotiani si incontra la creazione di Adam da parte degli Arconti; che lasciano a 365 angeli il compito di formare il corpo dell'uomo, composto dall'impasto di acqua, terra, fuoco e vento, e soggiogato da passioni e desideri. Successivamente Adam, così artificiosamente formato, viene posto all'interno dell'Eden, che assume quindi significato di prigione per il Pneuma.

Per identico motivo non possiamo certamente accomunare gli Eoni alle Sephiroth, in quanto tradizionalmente esse sono agenti della fase del dispiegamento polare della manifestazione, e questa, nello gnosticismo, è ingannevole, in quanto contiene in sé potenze e forze (arconti) atte a sviare l'uomo dal ritorno al Mondo di Luce.

Infine concludiamo questo paragrafo con alcuni passi di Ireneo e Tertulliano sugli Eoni.

Pertanto tutti (gli Eoni) sono posti sullo stesso piano per quel che riguarda la loro forma e la loro conoscenza, ridotti tutti ad essere quello che è ciascuno . Nessuno è altro poiché tutti sono gli altri” (Tertulliano, Contro i Valentiniani, 12, 1).

Dobbiamo raffigurare il processo emanativo della radice come un’irradiazione che si dispiega, fino a perdere intensità, in modo sferico.

Tutti quanti (gli Eoni) sono oramai uguali anche per la forma, a maggior ragione per il pensiero […] e pongono in comune tutto quello di più buono e più bello in cui ciascuno eccelleva” (Tertulliano, Contro i Valentiniani, 12, 3).

Gli eoni rappresentano delle qualità del Protogenitore, ed ognuna di queste qualità è essenziale a comporre la somma della sua Natura.

Tutti quanti (gli Eoni) mettevano insieme un unico bene, cioè quello che erano tutti quanti” (Tertulliano, Contro i Valentiniani, 12, 4).

Gli Eoni risultano tutti della stessa natura del Padre, solo quanto alla grandezza e non quanto alla natura differendo gli uni dagli altri poiché completano la grandezza del Padre come le dita completano la mano” (Ireneo di Lione, Contro le Eresie, II, 17, 6).

Infine riporto uno stralcio della scuola manichea, dove si evince come in tale sistema il concetto di eone abbia solamente significato di era temporale.

 

«Da eone ad eone gli apostoli di Dio non cessarono di portare quaggiù la Sapienza e le Opere. Così in una data epoca la loro venuta [cioè quella 'della Sapienza e delle Opere] si manifestò nelle regioni dell'India per mezzo dell'apostolo che fu Budda; in altra epoca, nella terra di Persia per mezzo di Zoroastro, in un'altra ancora, nella terra di Occidente, per mezzo di Gesù. Dopo ciò in quest'ultima epoca, codesta rivelazione discese e lo spirito di profezia per mezzo di me, Mani, l'apostolo del vero Dio, giunse nella terra di Babilonia»

 

 

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