LA CABBALA 

ELENANDRO XI

 

La Verità non è venuta nuda in questo mondo ,ma in simboli ed immagini" Vangelo di Filippo - V. Gnostico

 

Sembra, secondo i più famosi rabbini, che lo stesso Mosè, prevedendo la sorte che poteva subire il suo libro e le false interpretazioni che i tempi gli avrebbero riservato, sia ricorso a una legge orale che egli affidò a viva voce a dei discepoli sicuri, e che incaricò di trasmettere nella segretezza del santuario ad altri uomini che, a loro volta, trasmettendola di epoca in epoca, la facessero così pervenire alla più lontana posterità. Questa legge orale si chiama Qabbalah, dalla parola ebraica che significa "ciò che è ricevuto", "che viene passato di mano in mano". (Antoine Fabre d'Olivet)

 

Vi è nella Qabbaláh una musica dei Numeri, e questa musica che riduce il caos materiale ai suoi princìpi, attraverso una sorta di grandiosa matematica, spiega come la Natura si ordini e diriga la nascita delle forme che estrae dal caos. E tutto quel che vidi, mi parve ubbidire a una cifra. (Antonin Artaud)

 

Nell'immaginario pseudoesoterico moderno la Qabbaláh sembra essere divenuta il fulcro portante di ogni pratica occulta o fantasticheria legata al dominio delle cose di questo mondo. Traviata da menti sofisticate, nella sua essenzialità, riveste oggi, nella sua forma corrotta e non tradizionale, ruolo di madre di ogni illusione e di panacea di ogni bisogno..

Sigilli, evocazioni, talismani, invocazioni, corpi rituali, magia e via discorrendo sembrano animarsi e nobilitarsi di incanto, quando vengono affiancati dal termine Qabbaláh. Ben sappiamo però che in genere quello che appare non è, in quanto tale degenerazione è solamente uno degli aspetti della caduta involutiva della scienza tradizionale, oramai gingillo di troppi mercanti.

Indubbiamente è impresa improba parlare di Qabbaláh e quindi forse è decisamente più fattivo procedere a rettifica di quanto domina nell'immaginario pseudoesoterico.

La Qabbaláh non è un segreto, in quanto non sussistono segreti. Sussistono la pratica e la non pratica, che portano, rispettivamente, alla conoscenza e alla ignoranza; e in definitiva alla consapevolezza e non consapevolezza del SE’.

Movendomi su questa ottica, per prima cosa andrò ad elencare cosa non è la Qabbaláh, che come un serpente sembra avere mutato forma passando da segreto iniziatico, a curioso camaleonte per ogni prurito esoterico o occulto.

La Qabbaláh non è neppure una disciplina arida e moraleggiante, riservata a pochi.

La Qabbaláh non è formulario per creare talismani, o riti.

La Qabbaláh in se non permette viaggia astrali.

La Qabbaláh non può essere insegnata, in quanto implica una comunione diretta con il fluire della conoscenza che essa rappresenta e chi lo fa palesa solamente arroganza e ignoranza.

La Qabbaláh non è neppure uno scrigno che racchiude la potenza per governare le leggi dell'Universo.

La Qabbaláh non è ebraica, infatti sussiste una Qabbaláh ebraica e una Qabbaláh Cristiana.

Carissimo amico, Qabbaláh è ricevere e trasmettere al contempo. Essa trova fondamento, armonico e dinamico, nel dare e nel prendere, fusi in un unico continuo e sferico sigillo di conoscenza intima.

Qabbaláh è quindi la tradizione profonda su cui fondare il Tempio Intimo.

La parola Qabbaláh deriva da una forma intensiva del verbo Qabol (ricevere), quindi la Qabbaláh è tradizione che si trasmette, o meglio la forma esteriore, che raccoglie, della tradizione: il mezzo. Infatti il contenuto della tradizione è intimo e affonda le proprie radici nello spirito dell'iniziato, che si ricollega allo spirito del dell'Essere Assoluto ed Immanifesto.

Attraverso il semplice studio dell'Albero della Vita, ci arresteremo alla parte mentale ed esteriore dello stesso, mentre dobbiamo ricercare la comunione fra oggetto di studio e soggetto dello studio, in modo che siano cosa unica. L'essenza della Qabbaláh si trasmette, per moto proprio, a chi è veramente ricettivo e in grado di farsi fecondare da essa.

L'unica metodo di ricerca è quello che trae origine dallo studio, dalla ragione e dal pensiero logico, per poi trasmutarsi in intuito e comunione: scevri da forme e pensieri angusti. Anche se è bene sottolineare che questo metodo non è esente da rischi e pericoli.

 

I rischi della ricerca ci sono ricordati dal mito del Pardes, dei quattro rabbini che entrano nel paradiso. Essi ascesero grazie al potere del nome di Dio conseguito attraverso pratiche mistiche e meditative.

“Quattro entrarono nel pardes: Ben Azzai, Ben Zoma, Aher e rabbi Akiva.Ben Azzai diede un'occhiata e morì. Ben Zoma diede un'occhiata e impazzì.Aher tagliò le piante. Rabbi Akiva emerse in pace. (Aher fu un rabbino eretico, che lasciò il giudaismo per abbracciare il sistema gnostico duale).”

 

"SONO QUELLO CHE SONO" rispose Dio a Mosè. L'Assoluto non può essere definito con umane e corrotte parole, ma è necessario una serie di simboli di manifestazioni su cui meditare e raggiungere l'estasi della conoscenza.

Questa è Qabbaláh: la ricomposizione fra uomo di conoscenza e Assoluto.

Caro amico sussiste una Filosofia Universale e Perenne, che si trasmette attraverso le Religioni, l'architettura, il simbolo, la letteratura e la musica: le espressioni più alte dell'essere uomo. La Bibbia, come ogni altro testo religioso, attraverso simbologie, storie, aneddoti, immagini, ci narra non solo la storia dell'uomo, ma anche quella delle manifestazioni del divino: cosmogonia e teogonia. Per mezzo delle sacre scritture le religioni, in forma immaginifica, ci narrano l'esistenza di Dio, le leggi che regolano la creazione, il perché dell'umano essere la via della salvezza e il dualismo fra bene e male.

Attraverso un "uso" enunciativo della parola, ci fermeremo a quanto è manifesto, attraverso un uso evocativo della parola ci immergeremo nel lago sottostante. Lo studio della Qabbaláh, è rendere VIVA la parola scritta.

La Qabbaláh, così come altri sistemi tradizionali, è una chiave spirituale che permette di accedere al significato occulto celato nelle Sacre Scritture. Viene quindi superato il piano letterale e morale, per immergersi in quello simbolico, alla ricerca di quanto si cela oltre al mito.

In definita cos'è la Qabbaláh ? Lo studio metafisico e metapsichico delle Sacre Scritture, rese vive dall'intuizione irrazionale, che rendono coincidente l'uomo di conoscenza, al percorso che lo riporterà all'Assoluto. Questo percorso si snoda passando per le singole manifestazioni, sephirot, e reintegrandosi delle qualificazioni e energie in esse raccolte.

Ogni manifestazione una prova: demoni e angeli come un gioco di specchi contrapposti.

La Qabbaláh può essere solo comunione estatica fra anima e spirito. Il fine del matrimonio tra donna e uomo è l'unione. Il fine dell'unione è la fecondazione. Il fine della fecondazione è la procreazione. Il fine della nascita è l'apprendimento. Il fine dell'apprendimento è trasmutare la natura umana. Il fine della trasmutazione umana è la coincidenza con il divino. Il fine della coincidenza con il divino è l'estasi dell'Assoluto. La Qabbaláh è una codifica simbolica, che deve essere sepolta nel nostro intimo in modo tale che come un seme germogli, portando la vita della Conoscenza ove prima vi erano la morte dell'ignoranza.

A livello simbolico la scienza cabalistica è rappresentata dall’Albero della Vita, il quale è costituito da:

1. I Tre Veli del Negativo

2. I Quattro Mondi

3. Le Dieci Sephirot

4. I 22 Sentieri (si veda l’appendice)

4. I 3 Pilastri

 

I Tre Veli del Negativo rappresentano il processo attraverso il quale l’Essere, sconosciuto anche a sé stesso, si rende conoscibile. Nel Libro dello Splendore, lo “Zohar”, leggiamo che lo “Ain”(Luce) diviene “Ain Soph”(Infinito o Luce Infinita) e ulteriormente “Ain Soph Aur”(Luce Assoluta non Manifesta) si concentrano nella prima sephirot: Keter.

 

Un paragrafo ai quattro mondi è dedicato in appendice di questo libro. Sinteticamente i quattro mondi sono:

Atziluth: l'Emanazione (gli archetipi),

Beri'ah: la Creazione (la mente, il nous),

Yetzirah: la Formazione (le idee spirituali formatrici),

Asiyah: l'Azione (la cristallizzazione in forme distinte)

 

Le Dieci Sephirot sono:

 

Kèter, corona (punto di irradiazione del dispiegamento polare della manifestazione)

Chokhmàh, saggezza (puro pensiero)

Binàh, comprensione, intelligenza (la capacità di elaborare il pensiero)

Dàat, conoscenza (conoscenza intuitiva): è la "sephirà nascosta" dell’unione degli opposti.

Chèssed, misericordia, grazia (la capacità di infondere quanto elaborato dalle sephirot superiori)

Ghevuràh, giustizia, rigore (rappresenta il peso e la misura del dispiegamento polare della manifestazione)

Tifèret, bellezza (unisce in armonia quanto infuso dai mondi superiori e quanto raccolto e reso vivo dai mondi inferiori.)

Nèzakh, Vittoria, trionfo ()

Hod, gloria, onore, eternità (è lo stadio finale dell'elaborazione del piano della vita)

Yessòd, fondamento (centro formatore che infonde sul piano materiale)

Malkhùth, regno (la realtà fisica e quaternaria)

 

I tre pilastri rappresentano le tre forze (attiva, passiva e neutra) su cui si fonda il dispiegamento polare della manifestazione, e da cui attingono energia tutte le forme.