LE ORIGINI DEI SUPERIORI INCOGNITI

NEBO

 

In una riunione di studio tra pari, quale é quella in questa occasione é anche permesso di divergere nella interpretazione di quello che é il deposito tramandatoci dai Maestri Passati, e tale divergenza non altera in alcun modo il ruolo gerarchico nell’Ordine ne quantomeno il livello del Fratello o dei Fratelli con cui si discute.

Questa é una promessa necessaria alla quale ovviamente dobbiamo farne seguire un'altra e cioé che il Martinismo sia esso proveniente dagli insegnamenti di Luis Claude de Saint Martin, da quelli di Willermotz, da quelli di Papus, Cham­boseau, de Guaita, Ambelain ecc.. ha per unico primo agente vivificante un solo nome e cioé Martinez de Pasqually. Se noi desideriamo pertanto porre delle discussioni dobbiamo rifarci al suo insegnamento ed alle interpretazioni che successivamente sono state date a tale insegnamento da coloro che direttamente o indirettamente sono partiti da lui.

Ma Martinez de Pasqually che sicuramente non dava un insegnamento cristiano anche se lo "tingeva" di cristianesimo, era costretto ad agire ed a parlare in termini comprensibili al suo uditorio (che era già per quei tempi un uditorio scelto!) ed in termini comprensibili parlava di una caduta, di una reintegrazione, di angeli, di profeti, di santi e via dicendo.. .. con questo intendendosi non degli esseri ma delle forze che venivano antropomorfizzate per necessità.

Sostenere tale tesi significa non dare una interpretazione letterale, ma nel nostro ambiente, questo é normale. Noi dovremmo essere capaci di vedere dietro i simboli, dietro le personificazioni, dietro gli adattamenti letterali e simbolici quella verità che é sempre una, comunque la si voglia rigirare.

Orbene la REINTEGRAZIONE non deve essere interpretata exotericamente in senso giudeo-cristiano, ma nel senso er­metico tradizionale (in senso iniziatico direi) allora si profilerebbe la validità di un lavoro di ridivinizzazione di una essenza degradata attraverso dei "piani" o delle "sfere" di coscienza che deve risalire necessariamente. Che questo avvenga attraverso delle operazioni rituali o senza di queste, il fatto poco importa, ciò che importa e ciò che é condizione sine qua non, é che questa essenza deve progres­sivamente raggiungere degli "stati" - sempre più differenti da quelli in cui vive la attuale umanità. E questo é tutto. Ovviamente secondo me é più facile ottenere la visione di un evento a New York attraverso una apparecchiatura captante, che non attraverso il solo sforzo del soggetto che resta seduto (in tutti e due i casi) per esempio a Perugia. E' quindi una pura questione di tecnica che naturalmente richiede dall'operatore in tutti e due i casi delle doti particolari senza lo sviluppo delle quali, indipendentemente dai mezzi, non si riuscirà a veder niente!

Per tali ragioni già dissi ed affermai che parlare di via umida o via secca in senso assoluto è semplicemente risibile, mentre non lo é parlando relativamente.

E ce lo dice Saint Martin secondo quanto scrive Amadou, il maggiore storico saintmartiniano (I) "In effetti Saint Martin non si é mai proposto, né mai ha proposto agli uomini altro fine che quello della reintegrazione di cui Martinez gli aveva precisato la nozione, fornito i termini, affinato il gusto ed eccitato il desiderio, per Saint Martin come per Martinez de Pasqually il metodo é quello teurgico. Anche Saint Martin fa largo posto alle virtù ed alle potenze intermediare, ma Saint Martin ritiene che il lavoro su queste virtù e su queste potenze si compie meglio nel nostro intimo: operazione del cuore quindi in un triplice senso: lavoro di conoscenza (l'occhio del cuore é l'organo della scienza spirituale); lavoro d'amore (il cuore è l'or­gano del sentimento); lavoro delle forze vitali interiori legate al sangue: immaginazione, parole, gesti. Ecco il senso per cui la via tracciata dal Filosofo Incognito é detta "interiore" (Saint Martin) e "cardiaca" da Papus.

E' così chiaramente percepibile da queste parole come il metodo tanto discusso non é altro che una interiorizzazione del metodo indicato da Martinez de Pasqually. Tutto qui !

E queste sono le messe a punto dovute e doverose, affatto polemiche, ma che necessariamente debbono essere dette onde evitare equivoci presenti e futuri. Da ciò scende che un Superiore Incognito, quando realmente ha conseguito quello "stato" può indifferentemente adoperare l'una o l'altra tecnica maggiormente confacentesi ai suoi gusti, alle sue necessità ed ai suoi bisogni del momento. Non é importante la tecnica, é importante il conseguimento "dello "stato" che avviene attraverso un lavoro interiore e non, per conferimento, in quanto attraverso l’iniziazione passa una potenzialità, che deve essere poi sviluppata. Discorsi soliti questi su cui non é il caso di intrattenersi maggiormente.

Veniamo dunque ai Superiori Incogniti.

Altri diranno ed han detto dei doveri di questi, io desidero limitare il campo della discussione andando alla ricerca dell'origine delle lettere S.I. perché é dalle origini che si può intendere ciò ch'esse rappresentano in realtà, quale é il ruolo di coloro che ne sono insigniti e quali sono i loro doveri.

Se é vero che l'Ordine Martinista attuale é stato ex novo ricostruito da Papus, non é men vero che in esso sono confluite differenti filiazioni preesistenti rifacentesi tutte a Martinez de Pasqually ed ai suoi discepoli. Il Martinismo di Lione é una realtà, il Martinismo di Strasburgo é un'altra realtà, la storia non é ancora stata scritta interamente e non si debbono dare giudizi definitivi su tale assunto considerando il carattere "riservato" delle iniziazioni e delle loro trasmissioni.

Il Martinismo fu rivivificato da Papus é vero nel 1891, ma Papus che cosa aveva realmente in mano? La trasmissione del sacramento dell'Ordine nei piani sottili e "un povero deposito costituito da due lettere e qualche punto". (2)

Allora la tradizione martinista da chi venne portata ? E' a tutti noto che collaboratore intimo di Papus fu Agostino Chamboseau, questi aveva ricevuto un'altra trasmissione martinista più sostanziosa, mettendo insieme le comuni conoscenze ed i comuni depositi, Papus ha potuto dare un vestito alle lettere ed ai punti ricevuti in eredità e cioé alla ben nota sigla S:: I:: (3).

I quaderni dell'Ordine stabiliti con l'aiuto di Stanislao de Guaita danno a queste due lettere un seguito e cioè quello di SUPERIORE INCOGNITO con il significato ormai a tutti i martinisti noto. E rifacendosi solo al 1891 vanno bene tutte le citazioni ed i significati che si vogliono e si danno a tale qualifica, che, dichiaro subito, di accettare e condividere.

In realtà tanto Papus che Chamboseau possiedono una filiazione derivante in linea diretta da Luis de Saint Martin, il Philosofo Incognito come amava chiamarsi.

Allora dovremo sapere per avere la piena coscienza di ciò che in realtà siamo o dovremo essere, anche Saint Martin attribuiva una simile significazione alle due lettere S. I. o se gliene attribuiva un'altra.

E da Saint Martin necessariamente ritengo che dovremo procedere a ritroso sino a Martinez de Pasqually.

A questo punto mi sembra opportuno riferire una tradizione scritta da Jean Chaboseau (figlio) e pubblicata nel volume di Philippe Encausse consacrato alla memoria di suo padre Papus. (4)

<<Quale é dunque la filiazione cui si può reclamare Papus? E' da sola sufficiente per giustificare l'origine dell'Ordine Martinista tale quale fu fondato da Papus? Questa filiazione che rimonta a Saint Martin ... non ha alcun rapporto con l'Ordine dei Cohen bensì alla "Società dei Filosofi Incogniti" di cui il barone Tachoudy ci dà gli statuti nella sua "Stella Fiammeggiante" (1784). E' a questo ordine o fratellanza mistica che conta Khunradt, Gichtel, Salzmann, Boheme tra i suoi membri, a cui si collega Saint Martin quando si dimise dai Cohen. E' a questo Ordine, che si ricollega ai "Fratelli d'Oriente" e che é ancora più antico... che appartengono i simboli fondamentali ed unici del Martinismo e le lettere che accompagnano il "Crismon" i sei punti misteriosi.... E' da questa Società che egli trasmette il deposito nella sua "Società degli Intimi" di cui l’esistenza é attestata dalla lettera del Prof. Koester nel 1795 e quella indirizzata a Von Meyer da J.Pont, di cui parla Clichten.>>

E' dunque tutto chiaro? No.

Jean Chaboseau non era semplicemente aggiornato quando scrisse tale nota.

Se avesse letto il Soro (5) o se avesse condotto delle serie ricerche come quelle pubblicate da Amadou (6) nella Tour S.Jacques si sarebbe accorto che dietro la Società dei Filosofi Incogniti da lui citati c'era semplicemente un grado del Rito Massonico dei Filaleti tra i quali Saint Martin non venne mai accolto.

Tutto quì, un pò di confusione, scarsa documentazione ed il gioco è fatto. Forse non basta essere figlio di tanto padre per dettare storie e sentenze.

Nella rivista l'Initiation (7) J. de la C. (S.I.) sotto il titolo "Il Martinismo e la Tradizione dei Superiori Incogniti", sostiene che "l'Ordine Martinista, malgrado il suo titolo ufficiale e la sua invocazione permanente a Luis Claude de Saint Martin non é affatto il vero nome di questa organizzazione, come l'Ordine degli Eletti Cohen che lo ha preceduto. Si possono considerare come periodi di risveglio più conosciuti quelli che hanno lasciato traccia nella storia: La Società dei Superiori Incogniti nel I646, l'Ordine degli Eletti Cohen nel 1754, la Società degli Intimi o degli Amici a Strasburgo verso la fine del 18° secolo, l'Ordine di Papus nel 1891."

Questo AA. riferendo delle tradizioni orali sostiene che esiste una occulta Fratellanza avente come compito principale quello di insegnare e di perpetuare ad un piccolo numero di persone scelte la tradizione esoterica universale, che il canale donde deriva questo branca manifestantesi con periodi di risveglio aveva verso il III° secolo il suo centro a Bisanzio. E' inutile quì che riferisca i particolari dello studio citato, veramente interessanti che meriterebbero la pena di un vaglio storico, non tanto per essere provati, che nel nostro campo le cosiddette "prove" hanno un valore relativo, ma per avere delle conferme e delle chiavi.

Indipendentemente da ciò e da quanto si può continuare a scrivere su questo argomento, ritengo che dato per risolto il problema delle iniziazioni individuali di Luis Claude de Saint Martin, si possa accettare che le due lettere trasmesse quelle di S.I. abbiano per lui avuto effettivamente il valore di un grado o di una carica se così ci si può esprimere creata da Martinez e precisamente "Superiore Incognito o di Sovrano giudice (Souverain Juge) dell'Ordine degli eletti Cohen (tutti Reux + Croise)" .

In effetti Saint Martin è sempre rimasto fedele alle dottrine del suo Maestro Martinez, ma spirito semplificatore per eccellenza, é concepibile ch'egli abbia voluto trasmettere, al di fuori di ogni ritualità il massimo grado dell'Ordine (così come quasi parallelamente fece Willermotz).

"A questo Ordine degli Eletti Cohen", scrive Robert Amadou (I) "Saint Martin si può dire, ha appartenuto per tutta la sua vita, Coen fu e Coen resta? Intendo Coen di spirito e di cuore, Coen di intelligenza e di fede - anche se non di metodo. Per maggiore esattezza posso dire che egli non rigetta affatto il metodo Coen ma, molto presto, lo transpose".

Molte ombre permangono ancora sulla trasmissione delle due lettere e soprattutto sul loro significato iniziale, almeno se andiamo alla ricerca di documenti storici così difficile da trovare quando ci si muove in campo iniziatico ove la trasmissione orale gioca un ruolo preminente. Ed é appunto di questa tradizione che dobbiamo avere un debito conto quando esponiamo la nostra interpretazione.

Concluderò riassumendo da Van Rijnberk una validissima interpretazione simbolica.

Papus dice che le lettere S.I. già si trovano sull'ultima figura del libro di Kunrath "L'anfiteatro della saggezza eterna" pubblicato nel 1609.

Al centro una collina rocciosa rappresentante la sua opera, intorno i suoi detrattori che vomitano invettive. Al di sopra la stella fiammeggiante che tra i suoi raggi porta il none IOD HE SCHIN VAU HE, all'interno una sigla composta da un S attorcigliata intorno ad una I .

E' il serpente di bronzo di Mosé prototipo del Cristo, é il simbolo dello spirito inchiodato al palo della materia.

Ora la S simbolo del serpente di bronzo, simbolo dello spirito, prototipo del Cristo simboleggia altresì l'iniziato qui sulla terra posto anch'esso sulla croce della materia. Il Rijnberk conclude (3 ) – Nelle due sentenze che attorniano la stella fiammeggiante: "Durans veritatis astrum hoc fulget et monstrat iter" (questo astro eterno di verità illumina e mostra la via) e "Pone me ut sigillum super cor tuum" (ponimi come sigillo sul tuo cuore), vi sono due parole principali SIGILLUM ed ITER le cui iniziali sono ancora S. I. L'iniziazione é il sigillo che permette l’accesso alla via e contemporaneamente indica il sentiero....

Per chi ha ricevuto nella sua anima il sigillo indelebile della iniziazione, se queste due lettere gli ricordano sempre che lo spirito dell'uomo é inchiodato alla materia, gli ricordano pure che per la liberazione dai legami della carne, è in essa, per essa, attraverso essa che deve purificarsi .

E ricordano ancora l'arcano 13 del Taro: come il serpente crocifisso di Mosé, l'iniziato deve sacrificarsi per la salute dei suoi simili, legato al palo hilico, deve effondere tutti i tesori ch'egli ha avuto la fortuna d'acquistare.

Che la pace, la gioia e la carità siano sui nostri cuori e sulle nostre labbra ora e sempre.

BIBLIOGRAFIA

1- R. Amadou: L'Initiation 40,N.2,I966 pag 68

2- Papus : Martinezisme, Willermozisme, Martinisme et Franc-Maconnerie,1899, 44-45

3- Van Rijnberk: Martines de Pasqually 1938, II° vol.

4- Encausse: Sciences Occultes 1949:66-69

5- Soro: Il gran libro della natura. Ed.Atanor

6- Amadou: La Tour Saint Jacques

7- lnitiation: 30° N.1 1956:21-25