GLI SCRITTI RISERVATI MARTINISTI

V.M.A Iperion

 

Quando si vuole affrontare il fenomeno della presenza di diversi Ordini martinisti sia in Italia sia all’estero, si giunge sempre ad affermare, fra l’altro, che ognuno di essi ha una propria peculiarità e ogni Gran Maestro, autonomamente o sentiti gli organi appropriati (a seconda delle disposizioni vigenti nella struttura di appartenenza), ha la possibilità di meglio definire il deposito iniziatico-operativo del proprio Ordine con strumenti e pratiche rituarie. Quindi, pur mantenendo invariata la rituaria di base, definita dal lascito tradizionale e, in quanto tale, accumunante i diversi Ordini, ognuno dei Gran Maestri può adottare, oltre ad una specifica docetica, anche delle rituarie e pratiche aggiungendole e integrandole a quelle di base. Ed è questo, per l’appunto, che connota ogni singolo Ordine martinista, rendendolo un unicum rispetto agli altri.

Fatta questa premessa al fine di escludere ogni malevolo pensiero di arbitrarietà da imputare al Gran Maestro di turno, chi più ha caratterizzato il proprio Ordine, anche perché considerava i tempi ormai maturi, è stato Francesco Brunelli (Nebo SII) Gran Maestro dell’Ordine Martinista Antico e Tradizionale, già Ordine Martinista di Lingua Italica (fino al 13.09.1974).

Il Gran Maestro Nebo, già dagli anni ’70, predispone e consegna i rituali giornalieri, lunari (novilunio e plenilunio) e solari (equinoziali e solstiziali), come oggi li conosciamo. Contestualmente stila un programma di meditazioni progressive, di disidentificazione-identificazione (Solve et Coagula), contenute nei 12 fascicoli costituenti il “Libro Alfa”. A tal proposito, nel Messaggio ai pronti (“Libro Alfa”, fascicolo 8) scrive: “Con questa nota esaurirò ciò che in questo periodo dovevo comunicare. Nella prima ho indicato l’urgenza e preminenza di un determinato o eccezionale orientamento per il lavoro da compiersi in questa fine del tempo; nel secondo, sollevando quasi completamento il Velo all’Iside, ho indicato ciò che è essenziale comprendere e far comprendere, ai discepoli pronti e vagliati, per l’acceleramento conclusivo; con il terzo scendo alla precisazione della via esercitativa che è il mezzo concreto per raggiungere lo scopo, senza indugi e senza pericolo. [omissis] La chiave d’oro vi è stata data ancora e questa volta senza tema di rimanere incompresa, ma dare la chiave non vuol dire dare la forza: la forza di volontà non può essere mossa che da voi [omissis] Prima di ogni altra cosa e sopra ogni altra cosa bisogna “unirsi a Dio” e solo quando tutto il processo sarà stato completato, quando tutto sarà veramente pronto e sarà giunto il momento della ridiscesa, allora … [omissis]”. Questo passaggio è stato riportato per rendere il senso e la portata del messaggio di Nebo, molte volte mal compreso e distorto, forse proprio da quei discepoli, non pronti e, conseguentemente, non vagliati.

È in quegli stessi anni ’70 che Nebo, in stretta collaborazione con Luigi Petriccione (Caliel), altro nome importante del milieu esoterico italiano, elabora il “Sacramentario Segreto delle Fratellanze Ermetiche. Riti, Preghiere e Formule della Tradizione Ermetico Gnostica”, una vera summa di rituali che contiene formule di consacrazione di strumenti operativi, orazioni agli spiriti dei quattro elementi, formule di consacrazione dei luoghi, inni e laudi dell’ermetismo alessandrino e preghiere gnostico-cristiane. Successivamente, Caliel darà vita a tre diversi eggregori, Hermes-El per la Massoneria, Leonia per il Martinismo e Ilaria come eggregoro di contatto fra i due precedenti. Tali eggregori sono agganciabili con apposite cifre, ad esempio, la cifra di Ilaria ricorda, per chi ne ha conoscenza, una serie di lune disposte a raggiera con delle corone. E qui è bene non andare oltre.

Ma la collaborazione con Caliel è solo l’inizio. Nebo è un instancabile ricercatore, sempre disposto ad offrire quanto possa servire a meglio connotare il suo Ordine, e in esso, ad offrire ai più pronti un’operatività di tipo attiva, a cui non tutti, senza alcun discrimine, possono essere propensi.

Il 1981, a Città della Pieve (Pg), durante il Collegio dei SII, Nebo esordisce: “Dopo aver fatto presente che gravi sono i momenti e grossi sono i problemi che il prossimo futuro riserva all’umanità e che è compito delle tradizionali Assemblee Invisibili e delle Associazioni Iniziatiche di svolgere un’opera di purificazione dell’aura del nostro Paese affinché i futuri avvenimenti di progresso umano possano svolgersi in un’atmosfera di minore tensione sul piano esoterico, credo giunto il momento di porre al Consiglio Nazionale dei SII l’interrogativo se sia il caso di ricercare la via per adire, nella più stretta osservanza della Tradizione, ad una forma di operatività superiore. I tempi sono maturi affinché ad una operatività esoterica nel quaternario si accompagni un’operatività sul piano eonico“.

In effetti, erano già stati redatti i libri “P” e “T” relativi, rispettivamente, ai processi di purificazione lunari e solari e di trasmutazione. Era stato completato anche il fascicolo “Ghimel 5”, dai più erroneamente ritenuto come derivante da una riedizione dei primi quattro “Ghimel”, riproposti ciascuno con un numero inferiore di pagine, dando così origine a un quinto fascicolo.

Inoltre, già da qualche anno prima, Francesco Brunelli aveva individuato un c.d. “Gruppo Interiore” a cui aveva cominciato a dettare, ritualmente, i tre volumi del “Corpus Philosophicum totius Magiae Restititum a I.M. Kremmerz aegiptiaco” (così come riportato sul frontespizio), testo riservato interno all’Ordine Osirideo Egizio.

Senza entrare nei dettagli, quanto contenuto nel “Ghimel 5”, cioè i riti trasmutatori geniali, il rito solstiziale di 2° grado, i riti equinoziali di 2° e 3° grado, il rito dei tre giorni, nonché le tecniche di “solarizzazione interiore”, simili ad analoghe operatività di alchimia interna taoiste, è intimamente propedeutico all’operatività dei libri “P”, e del “T” in particolare, visto che in quest’ultimo tali tecniche sono richiamate.

Come è semplice immaginare, la presenza di scritti riservati, relativi ad una docetica e ad operazioni rituali non a tutti consegnati, creò, all’interno dell’OMAT motivo di dissapore interno al Collegio dei SII dell’Ordine, specialmente nei “collezionisti”, ai quali “manca sempre l’ultima figurina per completare la raccolta”. Con buona pace di tutti, alla morte di Francesco Brunelli, il nuovo Gran Maestro dell’OMAT, Renato Comin (Libertus), nella sua brevissima gestione dell’Ordine, dispose il ritiro dei libri “P” e “T”, considerandoli troppo impegnativi. Degli altri scritti riservati, forse, c’è da supporre che Renato Comin non ne avesse avuto conoscenza, visto il breve periodo di reggenza e solo per questo, non ebbe il tempo di cassarli.

Questo passaggio fra Gran Maestranze ha reso certo difficile cercare di rimettere insieme il patrimonio docetico e operativo Martinista; molti hanno inteso mantenersi ben distanti da siffatta operatività, ritenendola non consona al proprio modo di recepire il percorso spirituale martinista, sia proprio sia di coloro di cui si è responsabili in qualità di iniziatori, posizione questa altrettanto rispettabile rispetto a chi offre (non obbliga) una operatività più articolata mantenendo comunque inalterata la rituaria di base. Ma certo non possiamo fare a meno di raccontare la storia, non fosse solo che per cogliere e rispettare l’esortazione del Maestro Passato Nebo: “Fate che queste parole non vadano perdute”.

Hic et nunc.