Salmo 1
 Elenandro XI
 

 

Beatus vir qui non abiit in consilio impiorum, et in via peccatorum non stetit (1,1)

 Questo Salmo esprime una intima e delicata poesia spirituale a cui la nostra anima potrà abbeverarsi traendone un sicuro beneficio e una profonda beatitudine. Il Salmo si articola in una fitta trama di immagini che ci offrono estatiche meditazioni e moniti spirituali atti a comprendere quale sia il giusto e il retto cammino; in sostanza questo capitolo del Salterio rappresenta al meglio quanto fino ad adesso è stato raccomandato essere la giusta predisposizione all’opera con i Salmi: immaginazione e comprensione. Il Salmo è anche chiamato della doppia via, in quanto esso narra il giusto cammino dell’uomo timorato da Dio e il cammino dell’empio dissacratore della parola e della legge divina.

 Quale inizio del Salterio potrebbe essere migliore di questa profezia e lode dell’uomo perfetto, nel Salvatore?”. (Origene)

 È beato[1] (è pienamente contento) colui che non cammina nella vita seguendo i suggerimenti delle persone empie (chi offende e disprezza Dio e le cose sante), che non si è fermato ed attardato nella via dei peccatori e non si è seduto vicino a coloro che sono infetti nell’anima. Questo Salmo ci indica quindi i i tre tipi di nocimento che il devoto sul percorso spirituale potrebbe ricevere da altri uomini: egli si deve guardare da coloro che disprezzano Dio (il sommo fra i mali perché concerne il Padre e la Vita Spirituale), egli si deve guardare da coloro che inducono[2] nel peccato (i sette peccati capitali), egli non deve condividere sé stesso con coloro che sono spiritualmente infetti e contagiosi. 

Quest’uomo è beato in quanto professa una vita santa, ed è proprio questa sua condotta che gli permette di evitare siffatta mortifera promiscuità. Ecco quindi la vita santa come espressione di una vita preservata dal peccato e dal commettere Il peccato; al contempo è la vita santa stessa che ci permette di preservarci dal peccato e dal peccare. Questo nocimento (il peccare), attivo ed invasivo, è quindi visto e proposto sia come un qualcosa di profondamente radicato nell’anima di taluni (vizio), sia come una malattia che contagia, invadendola, la nostra stessa anima; una malattia infettiva, quasi fosse un virus, che ci ammorba quando si frequentano gli appestati (gli empi) o quando si imitano nel comportamento e nel pensiero coloro che sono inclini al peccato. Questo Salmo può essere definito del buon cammino, intendendo con tale metafora l’avvicinamento dell’uomo a Dio attraverso le buone azioni e i retti pensieri.

Invito a riflettere come l’etimo della parola peccare (peccato dal latino peccus derivato da pes-pedis: piede) abbia come significato l’essere difettoso nel piede: cammino errato, che ci conduce a mancare l’obiettivo della nostra esistenza (essere rivolti al divino e alla conoscenza).

Eccelsa è la profilassi dell’anima su cui ci erudisce questo Salmo: non è andato, non ha sostato, non si è seduto. Questa progressione ostativa ci mostra la spirale della caduta nel male, che il beato ha evitato, che deve evitare o che dovrà evitare. Quest’uomo integro nella condotta ha come propria volontà la legge Divina e in essa medita giorno e notte, perché le prove a cui la vita ci sottopone non hanno orario e giungono a noi in ogni momento. Non è il caso che conduce l'uomo a sedersi fra gli empi, a dividere e condividere la parola dei falsi maestri, ma bensì è l'uomo stesso, imperfetto e avvinghiato alle proprie cattive abitudini, che ricerca ciò che è falso e si allontana da ciò che è vero. L’uomo beato sarà come un albero cresciuto in un luogo fertile e propizio, che darà i frutti al tempo adeguato e le cui foglie saranno sempre vive. L’albero è l’uomo spirituale che, saldo nella sua componente naturale, ha radici ben piantate al suolo da cui trae nutrimento e forza, e i suoi rami, i suoi pensieri e la sua anima, propendono verso il cielo. I frutti sono le opere che egli compie e compirà, le foglie sempre verdi sono un’allegoria della vita eterna che lo attende[3].

In genere colui che dialetticamente e romanticamente si avvicina alla via spirituale, tende non solo a considerarsi giusto e meritevole, peccando quindi di superbia e falsa umiltà, ma anche a confidare forse fin troppo nell’amore e nel perdono, senza valutare il dazio, la pena e il supplizio da pagare in guisa delle proprie errate inclinazioni e delle opere dannose che consapevolmente o inconsapevolmente egli compie. Questo Salmo ci suggerisce anche quale destino, al termine del tempo dell’uomo, è assegnato a colui che persevera nel peccato: l’empio sarà come la polvere dispersa dal vento, e lo attenderà la morte spirituale. La polvere è quella patina che riveste l’anima non corrotta; essa non ha luogo, non ha fermezza, non ha sostanza e come tale verrà spazza via dal soffio divino, lo Spirito che su tutto aleggia[4].

 Quando e come operare con questo Salmo? Il Salmo ci narra del premio, la vita spirituale eterna, che a nessuno verrà elargita in forza di una qualche regalia, magnificenza o munificenza divina. Tale dono è il corrispettivo del nostro agire quotidiano in opere e pensieri; ecco quindi come questo capitolo del Salterio trovi impiego nei momenti in cui dobbiamo sacrificare il nostro effimero piacere, la nostra vanagloria, il nostro desiderare le cose di questo mondo, in vista del sommo degli obiettivi: lo sviluppo spirituale. Quando siamo innanzi ad una scelta, ad una qualsiasi scelta, raccogliamoci nel silenzio ricco di immagini e riflessioni di questo Salmo, visualizziamo quanto dobbiamo compiere ed attendiamo, attraverso la ripetizione, che questo Salmo ci irradi con la luce della verità.

 1 Beatus vir, qui non abiit in consilio impiorum, et in via peccatorum non stetit, et in cathedra pestilentiae non sedit: 2 Sed in lege Domini fuit voluntas ejus, et in lege ejus meditabitur die ac nocte.  3 Et erit tanquam lignum, quod plantatum est secundum decursus aquarum, quod fructum suum dabit in tempore suo: Et folium ejus non decidet, et omnia quaecunque fecerit prosperabuntur.  4 Non sic impii, non sic: sed tanquam pulvis, quem projicit ventus a facie terrae.  5 Ideo non resurgent impii in judicio: neque peccatores in consilio justorum.  6 Quoniam novit Dominus viam justorum, et iter impiorum peribit. (Salmo 1, Tratto dalla Vetus Itala)


[1] Il termine beato trae origine dal latino beatus, participio passato di beare, letteralmente "fatto felice". In ambito ecclesiastico, indica una persona in un particolare stato di grazia riconosciuto dalla Chiesa Cattolica dopo la morte, mentre in ambito laico indica generalmente uno stato di profondo benessere materiale o psicologico.

[2] Nei Salmi si sottolinea spesso la differenza fra colui che infrange la legge per ignoranza o per necessità, e colui che ripetutamente la trasgredisce con volontà.

[3] “L’albero è a un tempo, Il Figlio di Dio – vicino ai fiumi delle divine Scritture che lo annunciano – ed il giusto che, sempre unito alla legge divina, è irrigato da tutti i fiumi spirituali. Il suo tempo è il secolo futuro, essendo la vita presente il tempo in cui si coltiva e prepara il futuro”. ( Eusebio )

Quest’albero non produce nel secolo presente, ma in quello futuro, cioè nel giorno del giudizio. Quest’albero adesso produce fiori,  adesso germoglia e preannuncia il raccolto futuro. Quest’albero ha due cose: sia il frutto, sia le foglie. Ha il frutto, il significato nascosto nelle Scritture, le foglie, le parole pure e semplici. Il frutto sta nel significato, le foglie nelle parole…” (Origene)

Quando, per la redenzione dell’albero della vita, cioè per la passione del Signore, noi saremo simili all’albero stesso della vita, allora quanto in noi si verificherà sarà eterno, con la consapevolezza della beatitudine. Tutte le cose che si faranno riusciranno bene; quando ormai l’incorruzione avrà divorato la corruzione, l’eternità la debolezza, e la forma di Dio la forma terrena. (Ilario)

[4] “La polvere, quantunque provenga dalla terra, non è più terra… non ha nulla di solido; ma quello che ha, lo ha a proprio danno. Viene dispersa di qua e di là, non si trova mai in un solo luogo; in qualunque direzione la spinga il vento, là si dirige il suo turbinare impetuoso. Così anche l’empio, una volta che abbia rifiutato Dio, in qualunque direzione lo sbatta il volto seducente del diavolo, là viene portato senza più una meta. (Origene)

“La via dei giusti che non devono essere giudicati è conosciuta dunque da Dio, e per questo motivo i peccatori che devono esserlo sono allontanati dalla loro assemblea. Gli empi invece non risorgeranno per il giudizio, perché una volta smarrita la via di quanti devono essere giudicati, essi lo sono già stati, da parte di colui che dice: “Il Padre non giudica nessuno ma ha dato ogni giudizio al Figlio”. (Ilario)